Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki


da Yamato Per Sempre alla Serie III












Le ultime tre stagioni del 1980 furono davvero frenetiche per lo staff della West Cape Corporation, perché, come per il 1978, quello fu l'anno nel quale si vide la nascita di ben due produzioni legate alla saga.
Un lavoro che fu doppio anche per Hiroshi Miyagawa e Isao Sasaki completamente assorbiti da queste due nuove produzioni.
Miyagawa, Yu Aku e Sasaki lavorarono a stretto contatto per scrivere le parole delle canzoni, infatti, sarebbe stato Isao Sasaki a cantare il primo brano o la 'canzone d’inserimento' per il film, la sua sarebbe stata la prima ad essere ascoltata nel film (per intenderci è quella che si ode quando l’equipaggio saluta la Terra): malinconica e profonda, potremmo considerare questa canzone come la versione della Sciarpa Scarlatta di “Yamato Per Sempre”.
Miyagawa si era occupato esclusivamente di Yamato negli ultimi cinque o sei anni, regalando solo a questo ultimo film cinque o sei LP.
Se si volessero contare una per una tutte le bgm composte dal maestro, si potrebbero tranquillamente raggiungere la somma di 400 pezzi.
Miyagawa commentò che se fosse andato avanti a comporre brani unicamente per Yamato, nessuno in futuro si sarebbe ricordato che era anche l’autore di molte altre opere.
In quel periodo il compositore sentiva il desiderio di scrivere musica anche per altri generi di fiction con stili differenti da quelli cui era stato abituato con Yamato, Miyagawa diceva sempre che la quantità di bgm necessaria per un film è parecchio inferiore a quella che invece occorre per un anime, perché in un anime le musiche occorrono anche quando l'immagine mostra un semplice sfondo immobile.
Nei film da vivo, questo non sempre è necessario poiché a volte basta il semplice respiro o lo sguardo di una persona a riempire il vuoto lasciato dalla musica.
Nulla di questo sfogo tolse però al maestro passione e la serietà per lavorare su Yamato.
Se si dovesse paragonare la musica di Yamato a un colore, Miyagawa avrebbe sicuramente scelto il blu, un blu quasi trasparente che lui identifica nella fisionomia di Sasha, che fa appuntò il suo debutto in questo film. Sasha è elegante, intensa e dotata di un certo sex appeal appunto come la musica di Yamato.
Miyagawa disse una volta scherzando che nessun accostamento di musica e di colori sarebbe stato possibile imprimere al dottor Sado, (personaggio che lui riteneva forse inutile) poiché sarebbe stato come accostare una danza AWA con la musica di Tchaikovsky.
Il primo album sinfonico di “Be Forever” vide la luce un mese prima della distribuzione del film nei cinema e che conteneva arrangiamenti sinfonici della prima metà del film.
Questo album ha anche il privilegio di avere la collaborazione di due nuovi membri ,che da Yamato Per Sempre in avanti, sarebbero andati ad ingrossare le fila dei musicisti come elementi permanenti dell’orchesta: il maestro violinista Tsugio Tokunaga, e il pianista Kentaro Haneda che allora cominciava una carriera che avrebbe percorso una prolifica strada negli anni post-Yamato. (Baldios, Macross, etc etc)



Di seguito il testo e la sigla di chiusura del film cantata da Akira Fuse


Ai yo Sono Hi Made

Moshimo ima kara hyakunen ga sugi
Bokura ni yoku nita kodomotachi ga
Hohoemi to uta to wo wasurenai toki
Hito ha mina aiseru kamo shirenai
Sono koro ni ha midori ga chi ni shitatari
Yawarakana hizashi ga hana wo sakaseru
Sono hi made sono hi made sono hi made
Ai yo kareruna kizutsukuna

Moshimo ima kara hyakunen ga sugi
Bokura ga yumemita toki ni nareba
Utsukushii hadaka ni nani mo matowazu
Hito ha mina aiseru kamo shirenai
Sono koro ni ha kirameku hoshi ga modori
Kokoro ni ha yasashii uta ga mebaeru
Sono hi made sono hi made sono hi made
Ai yo shibomuna kowareruna
Anata ha dare ka wo aishitemasu ka
Sore ha chikaku ni iru hito desu ka

Anata ha dare ka wo aishitemasu ka
Sore ha chikaku ni iru hito desu ka









Un Nuovo Progetto






Il passaggio da Yamato Per Sempre alla Serie III invece fu relativamente breve, la nuova produzione sarebbe andata in onda a ottobre di quello stesso anno.
Da tutti i punti di vista la terza serie fu il lavoro più ambizioso e impegnativo di tutte le produzioni televisive di Yamato, sia da quello dell’animazione (meravigliosamente realizzata) sia per il progetto di svilupparla per estenderla in 52 episodi, (in sostanza la serie più lunga mai realizzata dall’Academy/West Cape Corporation).
Purtroppo tale sogno si frantumò ben presto, perché alla fine della messa in onda, la serie non solo non fu doppia, ma addirittura di un episodio in meno rispetto alle precedenti due.
In tale contesto è curioso scoprire dalle note rilasciaste da alcuni membri dello staff, come sia emersa una certa insofferenza nei riguardi della terza serie dopo la sua conclusione; come se nessuno o quasi fosse rimasto soddisfatto di ciò che aveva realizzato.
Dando una scorsa alle interviste, si rimane sorpresi nello scorgere un clima così incerto e ambiguo, molti lamentarono che fu il poco tempo lasciato a disposizione agli animatori e ai direttori ad impedire alla terza serie di decollare al meglio. Il tempo limitato e l’esiguo numero di episodi, circoscrissero l’esposizione e la concretizzazione di idee e migliorie che avrebbero invece portato beneficio alla serie.
Nemmeno Matsumoto fu particolarmente entusiasta del compimento di questo nuovo lavoro, che forse iniziava a seguire con poco interesse e a malavoglia: erano già trascorsi sette anni da quando aveva iniziato a lavorare su Yamato e quello che non era stato digerito fin dalla prima serie, ora stava inevitabilmente venendo a galla.
C’era appunto da considerare che i rapporti tra Leiji Matsumoto e Yoshinobu Nishizaki non erano mai stati idilliaci. Matsumoto aveva una visione della fantascienza diversa da quella concepita dal produttore: chi può, faccia un raffronto obiettivo fra l’idea impressa in Capitan Harlock/GE999 e le confronti con quella di Yamato, si accorgerà di come le atmosfere e le caratterizzazioni dei personaggi siano decisamente diverse, più mature e decisamente meno eccessive; Yamato è privo, fatta eccezione per il dottor Sado e Arakome (..c'è sempre qualche pecora nera..) dello stereotipo dell'uomo tozzo, basso, un pò ridicolo con il corpo piccolo, la bocca e la testa sproporzionata (un esempio? Capitan Harlock the Endless Odyssey) di cui tutte le altre produzioni Toei di Matsumoto sono invece piene, anche la classica e ritrita città aliena; copia dei villaggi western terrestri non appare mai (GE999, Harlock, Galaxy Railways, Gun Frontier gli esempi più concreti)..ma si potrebbe continuare per ore.
Quindi se è vero che Yamato è una creatura di Matsumoto, non si può negare l'evidenza di quanto il Nishizaki-pensiero (più pacato e realista) sia fortunatamente alla base di tutta la produzione della saga, e la Rinascita dovrebbe esserne un esempio lampante.

Premesso questo, ci si accorge subito di quanto poco vi sia in Yamato dell’idealizzazione universale pensata da Matsumoto, che dovette, nel bene o male, soffocare il proprio Io e sottostare alla preponderante visione del produttore.
Il co-autore dice di avere un grande attaccamento per Yamato, ma per sua stessa ammissione, se un altro nuovo lavoro dopo la Serie III avesse visto la luce, lui non vi avrebbe partecipato, salvo che non avesse potuto metterci il cuore, in caso contrario non avrebbe più considerato Yamato come una sua opera. (cosa invece che non direbbe mai di Capitan Harlock..)
Molto probabilmente tanto disinteresse da parte di Matsumoto era dovuto (forse) olre all'esaperazione a cui l'aveva porato Nishizaki, anche al fatto che ormai tutte le sue attenzioni erano rivolte alla Toei Animation, dove molte delle sue idee e il suo stile di pensiero avevano preso forma in produzioni ben più lungimiranti di Yamato.
- Galaxy Express aveva raggiunto e superato i 100 episodi,
- Capitan Harlock del 1978 era terminata a 48 e ne era prevista un’altra di 22 entro un paio di anni;         
- Starzinger, la Regina dei 1000 anni e Danguard (altro suo soggetto ma affidato ad altri) avevano tutte superato la cinquantina di puntate.
Se Yamato fosse stata prodotta in Toei e non all’Academy, ci saremmo trovati ad avere una produzione sicuramente ben più lunga di quella attuale, con molti più film (più corti si spera) ma dalle atmosfere totalmente diverse: seguendo le idee di Matsumoto, infatti, ben presto ci saremmo ritrovati ad avere Harlock al comando della Yamato..(chi può osservi con attenzione i videogame della PS2 di Yamato Forever..capirà quello che sto dicendo), quindi, pur comprendendo l'ostilità di Matsumto verso Nishizaki, non posso che condivedere molte (ma non tutte) delle disposizioni e delle direttive imposte dal produttore alla serie.






Nuovo Staff, Nuovi Talenti





Oltre ad essere stata “abbandonata” da Matsumoto (che comunque ideò parte della sceneggiatura) Yamato veniva a trovarsi anche privo della collaborazione del suo regista di sempre: Noburo Ishiguro questa volta non era riuscito a salire a bordo della produzione poiché era già sotto contratto con la Tezuka Pro per la direzione della versione 1980 di Astro Boy, ci consola però sapere della sua partecipazione ad alcune scene di battaglia per “Yamato Per Sempre”.
Toccò a Eichi Yamamoto sostituire Ishiguro. Eiichi Yamamoto aveva già lavorato alla seconda serie ideando e scenggiando anche il film di montaggio, ma dovette ugualmente prendere nuovamente confidenza con la regia di Yamato molto rapidamente.
Yamamoto non ebbe problemi con i concetti propri della saga, ma si trovò in difficoltà nel caratterizzare i nuovi membri; il suo timore di non riuscire a dar loro abbastanza familiarità agli occhi dei fan, si ripercosse inevitabilmente sul risultato della definizione da imprimere su di essi.
L’insicurezza di Yamamoto finì per influenzare anche il lavoro di Kenzo Koizumi, che come character design disse di essere riuscito a ottenere una solida immagine di Domon (Stardust) al suo primo tentativo, ma di aver riveduto quello di Ageha (Wayne) un paio di volte, mentre tra le fila di Galman, Koizumi dovette rinunciare a migliorare l'immagine di Keeling (un novello Kript della Serie III) a cui teneva particolarmente dare una personalità maggiormente sensibile (malgrado il suo aspetto freddo e distaccato), ma alla fine questi apparve solo come il capo del personale: un semplice ornamento sullo schermo.

Il dramma del calendario serrato ossessionò un po’ tutte le parti coinvolte nella produzione. Anche Atsushi Kugimaru rammaricò un tempo di lavoro e un numero di episodi davvero troppo limitato per esplorare a fondo la personalità dei tanti personaggi presenti nella nuova serie, anche lui insistette che se la produzione fosse continuata, sarebbe stato più facile ampliare e arricchire la sceneggiatura psicologica dei protagonisti. Hideaki Yamamoto, anche lui di questo parere, si adoperò molto affinché i fan capissero e dessero più rilievo agli avvenimenti delle vicende piuttosto che al dettaglio delle battaglie, che secondo lui erano soltanto delle immagini superficiali. Abbastanza insoddisfatto fu anche Hiroshi Sasagawa, che preoccupato di non essere stato all’altezza di chi lo aveva preceduto, si angustiava sul dubbio di aver continuato o meno la saga rispettando in pieno il lavoro precedente, alla fine ci tenne anche a ringraziare gli animatori che avevano coperto le sue mancanze e i suoi errori.
Se non altro, Takeshi Shirado e Toyoo Ashida condivisero l’opinione che quello di armonizzare regia e animazione fu un sistema che riuscì, nonostante tutto, ad esprimere pienamente la volontà del regista, ciò significò lavorare in modo più concreto e meno stressante per tutti.
Condividendo il parere di Shirado e Ashida, Geki Katsumata con una visione delle cose un po’ più ottimistica, disse che il metodo impiegato per la realizzazione grafica di questa nuova serie fu dei più corretti e che donò alla produzione un grande senso di coerenza. Poiché la storia si sarebbe evoluta in una nuova direzione, sembrò giusto a dispetto delle difficoltà, creare e far evolvere nuovi stili, trasformando quelli fin ora utilizzati in espressioni più vivaci e moderne.
Il lavoro di Katsumata impresse alla serie una sensibilità più solida e profonda, ciò si rese indispensabile anche per via dell’ampiezza narrativa che stava ricoprendo la storia della nuova serie, questa volta lo spazio esterno si sarebbe presentato (a differenza delle precedenti serie) con una profonda e ricca tipologia di colori necessari per la raffigurazione delle variegate mappe interplanetarie, (ora non più per un solo nemico): verde per l’Impero di Galman, rosso per la Federazione di Polar e blu per il pianeta Sherpard.

Animation cell di Derek Wildstar (Susumu Kodai)
dell'episodio 11 della Serie III
Anche la colorazione dei corpi celesti esterni assunse tipologie diverse e particolari, la superficie di un pianeta non doveva per forza di cose assomigliare a quello della Terra, ma variare, ed ecco che si utilizzarono molto di più il marrone, il verde e il viola.
Per il pianeta Phantom, per esempio, si presero i punti di base più similari a quelli della Terra per poi riarrangiarli.
Nuovi stili e nuove colorazioni implicavano anche un rinnovato design dei mecha.
Se ne occupò ancora una volta il grande Katsumi Itabashi, che pur lamentando la mancanza di tempo che finì per affrettare il suo lavoro, riuscì comunque a conseguire con cura la progettazione meccanica delle astronavi dell’Impero di Galman e di quelle della flotta terrestre.
Questo lavoro fu la quarta produzione di Yamato per lui, ma il suo rammarico (come per gli altri) è che molti dei suoi disegni non furono utilizzati o solamente accennati, come i robot da lavoro intravisti solo di rado (ep 2).
Ad Itabashi si deve anche la progettazione e la realizzazione del Cosmo Delta o Cosmo Hound, il velivolo da ricognizione che verrà istallato sulla Yamato sul fianco sinistro in prossimità della poppa e che servirà all'equipaggio come veicolo destinato all'attività di superficie sui pianeti da esplorare.
Gran parte del migliorato e rinnovato stile meccanico delle flotte di Galman/Gamilas si deve soprattutto all'innovativo lavoro di Yutaka Izubuchi.
nota. Nel 2012, Izubuchi diventerà a tutti gli effetti il responsabile di Yamato 2199, la serie remake della Serie 1 del 1974.
Izubuchi era stato un grande fan della prima serie e ciò gli permise di dare tutto se stesso nel miglioramento dello stile di Leiji Matsumoto: il suo talento gli permise di realizzare il magnifico design della diciassettesima flotta di astro portaerei del Generale Dagon, imprimendo in essa una cura nel dettaglio senza precedenti: sua fu anche l’ideazione della nave da guerra americana Arizona, (fortemente voluta da Matsumoto, ma bocciata da Nishizaki che la fece schiantare senza troppi rimorsi sul pianeta Beta nell'ep 23) e di tutto l’arsenale del Pianeta Sherpard (ep 24).

Izubuchi presentò alla produzione alcune idee concettuali e innovative che furono promosse e inserite, (come i sottomarini multi-dimensionali del comandante Franken), reinventò anche lo stile architettonico di Gamilas dando un nuovo aspetto alle città personalizzando sia le città che il Palazzo di Dessler che rielaborò più volte per renderlo perfetto.
Di fronte a simili premesse, è impensabile affermare che la serie III sia stata un fallimento, davvero non si capisce per quale motivo vi sia stata tanta apprensione tra le fila degli animatori e dei disegnatori visto che questa è la produzione migliore ( a detta di chi scrive) di Yamato che sia mai stata trasmessa sullo schermo.
Probabilmente furono gli indici di ascolto in ribasso a gettare nello scoraggiamento lo staff, di fatti la terza serie televisiva ottenne “solo” (se paragonato al 26% della serie 2) il 15,4 per cento di shere.
Non si sa bene perché la fase calante di Yamato sia iniziata così presto, solo due mesi prima i cinema erano stracolmi di fan adoranti, ma ora gli ascolti iniziavano a scendere in caduta libera; proprio adesso che erano stati presentati elementi di fantascienza di notevole rilievo, una pregevole qualità di animazione superiore alle precedenti produzioni e un character design quasi degno di un film cinematografico.
Nishizaki e i fan adoranti che volevano che la saga continuasse ancora a lungo, vedevano cadere Yamato proprio all’apice della sua produzione.
Anche questa volta però Nishizaki non si arrendera' e contando sulle proprie forze mettera' in cantiere per il 1983 uno dei più grossi Kolossal che l’animazione giapponese avesse mai visto (molto probabilmente la sua idea era di ripetere per l’ennesima volta la fortunata esperienza di Arrivederci Yamato)...ma di questo parleremo piu' avanti.
Alla prossima!







PS2 La Trilogia Della Nebulosa Nera
















Il tentativo di dare vita ad una saga di Yamato per Playstation aveva funzionato discretamente, le vendite dei primi tre videogiochi avevano dato risultati soddisfacenti.
Così due anni dopo l’uscita del gioco di Jura, la Bandai decide di proseguire la cronaca degli avvenimenti della saga collocandoli nella nuova versione della sua famosa console.
Inizia così la trilogia dell’Impero della Stella Nera, o della Dark Nebula.
I giochi per la Playstation 2 della Sony riprendono il filone originale narrativo interrotto con Addio Yamato.
Si ricomincia (anche se con parecchi cambiamenti) con gli eventi del Nuovo Viaggio.
La prima apparizione di questo videogioco è apparsa nei negozi nel settembre del 2000. Chi conosce bene la storia di Yamato, non potrà però non accorgersi delle notevoli variazioni apportate a quella narrata nel corrispettivo film e particolarmente in quello successivo: Yamato Forever.
La discrepanza più sostanziale è resa evidente dall’inserimento di personaggi che esulano molto dal mondo originale di Yamato trasferendolo (senza possibilità di fermarlo) sempre di più vicino all’universo di Harlock, ed ecco che improvvisamente sull’astronave, insieme a Kitano a Yamazaki e a Tasuke Tokugawa, fa il suo ingesso un occhialuto assistente ingegnere; tale Tochiro Oyama che altri non è che l’alter ego del Tochiro amico e spalla di Harlock apparso per la prima volta “in carne e ossa” nel film del 1982 “Arcadia della mia giovinezza”. 
Anche Mamoru Kodai (pensato da Matsumoto come il primo capitan Harlock) perde presto la sua identità trasformandosi poco alla volta nel personaggio preferito dell’autore: la sua caratterizzazione grafica andrà poco alla volta alterandosi trasformandolo in quella del famoso capitano. (Ne sarà un esempio lampante la cicatrice sul viso che Mamoru si procurerà alla fine del terzo videogioco).
Era chiaro come il sole dove Matsumoto volesse arrivare, per lui Harlock era diventato (mi sia concesso dirlo) un’ossessione sin da quando aveva iniziato a disegnare manga: fosse stato per lui l’avrebbe inserito dappertutto, tanto che la sua presenza in Yamato era stata immaginata sin dalla prima serie del 1974. Matsumoto lo vedeva come una sorta di personaggio divino e insostituibile, e secondo la sua visione delle cose, nell’anime, la Yamato difficilmente sarebbe ritornata sulla Terra senza il suo intervento: nelle intenzioni di Matsumoto infatti, sarebbe stato Harlock a fermare Dessler nell’ultimo episodio della prima serie tv mentre la Yamato faceva rotta verso casa con il cosmo DNA.
Ad ogni modo, per la versione del videogioco, la produzione Bandai aveva deciso di dare carta bianca al maestro, e ora (buon per lui) gli erano state finalmente concesse di realizzare tutte le sue fantasticherie su Harlock.
Rifare quasi completamente la sceneggiatura del Nuovo Viaggio e di Forever sembrava per Matsumoto l’occasione giusta per prendersi una sorta di rivincita e dare "virtualmente una spallata" alle decisioni adottate dallo staff dell’Academy nell’ormai lontano 1979-80.
Nel secondo gioco Matsumoto decide di affidare il comando della Yamato al novello Harlock, mettendo così in ombra sia l’immagine del fratello più piccolo che quella di Yamanami che è collocato sin dall’inizio del gioco al comando dello Shunran, un’ammiraglia della classe Andromeda (la stessa cosa era capitata a Hijikata nella seconda serie tv) e approfittare dell’occasione per ripristinare il suo duo preferito: Harlock-Tochiro a cui alla fine va attribuito molto del merito di aver trovato il modo di distruggere la Dark Nebula  (davvero grottesco..)


Decisamente più condivisibile è la fortunata scelta di Matsumoto di dare due possibili finali alla trilogia e esorcizzare quella sorta di ecatombe di cadaveri che invece aveva funestato Yamato Forever: se si riesce a concludere degnamente il gioco, Sasha non rimarrà vittima del sire della Stella Nera, ma riuscirà a fuggire a bordo dello Yukikaze, una versione aggiornata da Miyatake del “Paladin” di Mamoru e costruita “guarda caso” da Tochiro. (in questo caso lo Yukikaze farebbe le veci di una appossimativa Arcadia).
La vita o la morte di Sasha a dire il vero, dipenderanno molto dall’abilità del giocatore, che se capace di manovrare a dovere lo Yukikaze riuscirà a portare la ragazza fuori dal pianeta meccanico.
Nemmeno il padre muore suicida come invece è destinato nel film, Mamoru infatti alla fine del terzo videogioco restituisce (e menomale..) il comando della Yamato al fratello e con Tochiro e Sasha parte con lo Yukikaze verso quel mare delle stelle tanto caro a Matsumoto che finalmente ha soddisfatto il desiderio di fare di Mamoru Kodai il tanto amato Capitan Harlock.
Salutando l’eroe favorito di Matsumoto; al quale auguriamo buon viaggio, torniamo ai veri protagonisti della saga, e diciamo che siamo contenti di sapere che almeno il personaggio della nostra eroina Yuki non sembra essere stato sminuito e che il suo ruolo nel videogame è rimasto molto fedele a quello del film.
Spostando ora la nostra attenzione sul tratto impresso ai protagonisti, davvero non si può che dare ragione a chi afferma che Keisuke Masunaga è davvero bravo, più di Toshihiro Kawamoto, nel riprodurre lo stile classico di Matsumoto.
Il character design dei personaggi maschili adottati da Masunaga riproduce indelebilmente quello sproporzionato, tozzo e curvo dell’autore di cui Susumu, Ota e Shima, sono le principali vittime, soprattutto Susumu che perde (purtroppo) molto della sua caratteristica durezza (che riprenderà accentuata invece in Yamato la Rinascita) acquisendone una più mielata e infantile.


Se da un lato questa scelta di caratterizzazione ha snaturato parecchio quella maschile, bisogna invece riaffermare quanto beneficio essa abbia portato all’altra metà del cielo: Yuki, Sabera, Starsha e Sasha acquisiscono una bellezza e una femminilità maggiori se le si paragona a quelle delle precedenti produzioni televisive e cinematografiche (guardare per credere). Insomma, se per un verso la sceneggiatura del videogame ha perso molta della sua originalità trasportandola verso quella un po maniacale e ripetitiva del classico di Matsumoto, dall’altra non si può non ammirare lo sforzo e la passione di Masunaga e di Kazutaka Miyatake per il loro lavoro.












Gioco 2: Il Contrattacco della Stella Nera

La prima parte di Yamato Per Sempre, ribattezzato: il Contrattacco della nebulosa oscura è uscito nel Gennaio del 2005, e come per il suo predecessore, ne sono stati realizzati due versioni; quella deluxe, la più interessante, include un cd musicale che contiene tutta la musica del gioco, un art book elegantissimo di 64 pagine pubblicato per contenere al suo interno mecha design dei giochi della PS2 e 2 libri separati dalla confezione, uno con le istruzioni per il gioco e una guida completa con mappe, fasi di gioco e illustrazioni. Ciò che sconsola chi si attendeva molti minuti di animazione è l’amara delusione di aver scoperto che nel disco ci sono solo sette minuti e mezzo di scene animate.













Gioco 3: Il Tracollo della Doppia Galassia


La saga di Yamato e soprattutto quello della Stella Nera sembra concludersi in questa terza e ultima uscita per PS2. Le forze di resistenza sulla Terra continuano a insidiare l'occupazione aliena e Kitano e Yoshinoma si uniscono a Yuki nel tentativo di disattivare la colossale bomba e il drammatico confronto con il tenente Alphon è inevitabile. Gli eventi finali del videogioco si ramificano però in due direzioni opposte rispetto a quella unica del film. Uno è essenzialmente lo stesso del film, ma se possibile, ancora più drammatico, poiché sarà Mamoru e non Susumu a premere il grilletto del cannone ad onde moventi che distruggerà il nucleo del pianeta condannando la figlia alla morte, egli poi deciderà di lasciare la Yamato e di partire con Tochiro a bordo dello Yukikaze. Il secondo, la vera sorpresa è che Sasha ne esce viva! È lo Yukikaze la chiave che farà la differenza, tutto dipenderà dall’uso che ne farà il giocatore. 
La presenza dello Yukikaze fornisce un'alternativa, usandolo infatti come un catalizzatore, Sanada e Tochiro inietteranno un virus informatico nel pianeta centrale che disabilita gli scudi, questo vantaggio inaspettato permetterà a Sasha di sopravvivere.
Nel lieto fine,(decisamente più apprezzato) Sasha segue il padre e Tochiro a bordo dello Yukikaze.
Curiosamente per l’ultimo videogame non è stata prodotta nessuna versione deluxe, ma una versione singola, ma ben più generosa del precedente per quel che concerne le scene di animazioni inedite (ben 27 minuti).










Sasha II. La Figlia delle Stelle












Sasha Kodai (o Sasha Wildstar..come preferite) è la figlia della regina Starsha di Iscandar e di Mamoru Kodai. La sua nascita non è mostrata nella produzione, ma è certo però che essa è posteriore alla partenza della Yamato da Iscandar al termine della prima serie del 1974. Se volessimo riprendere un epiteto da un famosissimo telefilm americano degli anni 80, definiremmo Sasha “la figlia dello spazio” frutto dell'unione di una donna Iscandariana e di uomo terrestre.


La vediamo per la prima volta ancora in fasce nell’anno 2201 mentre riposa tranquilla nella sua capsula "culla" ignara della tragedia che si sta compiendo sopra di lei.
Dopo la morte di sua madre Starsha, Sasha II (questo il suo nome reale, nome attribuitole in memoria della zia, sorella di Starsha deceduta su Marte) l'ultima superstite degli Iscandariani, viene imbarcata con il padre su una scialuppa di salvataggio dalla stessa madre, che li mette in salvo prima di autodistruggersi con il Iscandar ed evitare al pianeta l'umiliante destino della dominazione dell' Impero della Stella Nera.

Sasha in una fan art con il "papà adottivo"
Shiro Sanada (Sandor)

Il satellite Icarus, la "casa" terrestre di Sasha
Per un anno non si saprà più nulla di lei, come se il suo ricordo o la sua stessa esistenza fossero caduti nell'oblio. Nel 2202 all’inizio di Yamato Forever, vediamo Mamoru (Alex Wildstar) mentre svolge le sue mansioni al quartier generale dell’EDF, ma di lei, il padre non parla; nemmeno una parola, neppure mentre sta per morire, una decisione adottata dagli sceneggiatori che trovo quantomeno discutibile se non addirittura inquietante: in 148 minuti di film, di tempo affinchè Mamoru accennasse qualcosa sul destino a cui era andata incontro la propria figlia ce n' era.
Ritroviamo la figlia dello spazio con le sembianze di una 18enne quando la Yamato si appresta a decollare verso il pianeta centrale della Dark Nebula; è trascorso solamente un anno dal ritorno dell'astronave da Iscandar e Sasha ora ha una età biologica di una ventenne, ma pur apparendo fisicamente come un’adolescente, in effetti ha meno di due anni. Sanada presenta la giovane agli altri membri dell’equipaggio come la propria nipote attribuendole il nome fittizio di Mio Sanada (probabilmente lo stesso nome della vera sorella di Sanada morta sulla Luna prima dell’invasione di Gamilon); Sanada non ha parenti, fratelli o sorelle; come possono gli amici della plancia di comando essersi bevuti una simile fanfaluca? Mistero.



Il primo a cui viene rivelato l’arcano è Derek Wildstar. Sasha incontra per la prima volta (da adulta) il suo altrettanto giovane zio ed è subito amore a prima vista; a lui per primo decide di rivelare la sua vera identità.
La ragione di una crescita così repentina è da ricercarsi nella sua natura aliena, (ma forse più per una comodità della sceneggiatura) ed è anche il motivo che ha spinto il padre Mamoru a farla crescere sul satellite Icaro lontano dagli umani: a tutti gli effetti, il planetoide in cui era nascosta la Yamato, è stata la vera “casa” di Sasha fino alla partenza dell’astronave.

La prestigiosa rivista Animage pubblica questo bellissimo poster di Sasha nel numero di Agosto del 1980



In Yamato Per Sempre Sasha prende il posto di Yuki (opportunamente lasciata a terra) alla console della postazione radar e delle analisi dello spazio esterno. Il ruolo della giovane in questo frangente è piuttosto interessante, infatti per la prima volta abbiamo a bordo una “intuitiva”, e una prova delle sue capacità ci è ampliamente dimostrata durante la passaggio dell’astronave attraverso la Nebulosa Nera: visibilità zero e gli strumenti della nave non sono in grado di registrare tutti i corpi esterni che si avvicinano allo scafo.
E' a questo punto che intervengono le peculiarità o il “dono divino” di Sasha, la ragazza infatti è in grado di percepire gli ostacoli sulla rotta di viaggio e di guidare Shima affinché eviti le masse rocciose che altrimenti colpirebbero l’astronave, un perfetto compendio di fascino e meticolosità che fa di lei "un’ideale e sinuosa Dea dello Spazio ", una torsione sul cliché standard di Yamato, (dove solitamente le dee non salgono a bordo dell’astronave) che questa volta nella pellicola è parte attiva della squadra, una mossa degli sceneggiatori che alla fine ha funzionato più che bene.
Sasha soddisfa pienamente due ruoli che rendono piacevole e fondamentale la sua presenza a bordo della Yamato. Sasha personifica pienamente la dolcezza, la spontaneità, l’innocenza e la simpatia schietta specifica della gioventù. (una giovane che impersona e ritrae il pubblico a cui è indirizzata la serie; un’adolescente un po speciale che parla il linguaggio dei giovani-per i giovani e che incarna esattamente il modo di agire degli adolescenti; in pratica il pensiero filosofico tanto caro del compianto Nishizaki).

Ecco alcuni dei progetti che hanno portato al design definitivo di Sasha.
Anche se il personaggio ha il tratto tipico di Matsumoto, possiamo attribuire la paternità di questa splendida figura alla talentuosa abilità del grande Shinya Takahashi, che la realizzò nientemeno che agli studi della Toei Animation nella primavera del 1980.
Le immagini del design di Sasha sono state estratte dal mio SuperDeluxe di Yamato Forever


La sua uscita di scena dal film è piuttosto tragica e inaspettata, ella infatti è spinta dall’essenza soprannaturale della madre a rimanere sul pianeta della Stella Nera e sacrificarsi per consentire alla Yamato di penetrare attraverso i portali del pianeta meccanico Dezarium della Nebulosa Nera e distruggerlo così dall’interno. Con grande coraggio, Sasha penetra nel cuore del pianeta artificiale, da lì avverte la Yamato che l'unico modo per distruggere Dezarium, è di colpire con il cannone a onde moventi il nucleo energetico centrale, l'energia del cannone si sarebbe fusa con quella aliena innsecando una reazione a catena tale da far saltrare in aria l'intero pianeta. Sasha apre i portali del pianeta meccanico, ma questo suo generoso gesto le è fatale, poco dopo infatti è uccisa dall'imperatore Scaldart, mentre lo zio, tra le lacrime, attiva il cannone a onde moventi.
Tuttavia gli spettatori e lo stesso equipaggio della Yamato affranti per la morte della giovane, hanno modo di consolarsi proprio al termine del film, quando scorgono l'essenza di Sasha raggiungere felice le braccia della madre.






Le Doppiatrici di Sasha




Keiko Han è nata a Tokyo, il 5 aprile 1953) è una doppiatrice e cantante giapponese.
Dopo aver studiato arti drammatiche alla Nihon University, inizia la propria carriera presso la Aoni Production, cantando il tema principale di alcune importanti produzioni dell'epoca come Là sui monti con Annette o Flo, la piccola Robinson.Han Keiko diventerà popolare soltanto in seguito, lavorando come doppiatrice e prestando la propria voce ai personaggi di alcune celebri serie anime come Luna in Sailor Moon, Lalah Sune in Mobile Suit Gundam e Saori Kido in I cavalieri dello zodiaco.

Cinzia Massironi  è nata Legnano, 28 ottobre 1966  è una doppiatrice e attrice italiana appartenente all'ADAP (Associazione Doppiatori Attori Pubblicitari), lavora a Milano. Tra le attrici doppiate troviamo Rebecca De Mornay nel ruolo di Winifred "Wendy" Torrance in Shining e Alex Murrel nel telefilm Laguna Beach. Tra i vari cartoni la ricordiamo come la voce di Lady Kale in Starla e le sette gemme del mistero o di Delia Ketchum nei Pokémon o di Ilena in Sailor Moon o di Laura e Videl in Dragon Ball o in Maggie in È un po' magia per Terry e Maggie o di Caska in Berserk. Inoltre dà la voce anche a vari personaggi maschili tra cui: , George in Rossana, Panzo in Mirmo, Mitsuhiko Tsuburaya in Detective Conan, Haku in Naruto, e Shaoran Li/Li Shaoran in Pesca la tua carta Sakura. Nel 2000 ha partecipato al film Chiedimi se sono felice nel ruolo di Francesca. Nel 2008 recita nei panni della moglie di Giacomo nel primo episodio del film di Aldo, Giovanni e Giacomo Il cosmo sul comò, per la regia di Marcello Cesena.Nel campo dei videogiochi ha prestato la voce a Wonder Woman e a Kitana in Mortal Kombat vs DC Universe, a Luke e Flora nella serie Professor Layton, a Lachesi in God of War II, alla versione femminile del comandante Shepard in Mass Effect e Mass Effect 2, a Talwyn Apogee in Ratchet & Clank: Armi di distruzione e a Pam in PopPixie




Tributo a Sasha
Un video Tributo a Sasha, figlia di Mamoru Kodai e Starsha di Iscandar.
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Dancing Sasha
Animation of Sasha and Family dancing to techno beat.
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La Trama di Yamato Per Sempre.





Titolo originale Yamato yo towa ni
Studio Toei Animation
1ª proiezione 2 agosto 1980
durata 148 minuti







                                                      
E’ trascorso un anno dal ritorno della Yamato dal suo Nuovo Viaggio verso Iscandar, l’astronave ora è nascosta in un luogo sconosciuto, gli ufficiali sono stati destinati ad altre mansioni e tutto sembra essersi normalizzato. Nell’anno 2202 le cose però, sono destinate nuovamente a cambiare.

Il film inizia con la comparsa nel sistema solare di un colossale oggetto, una massa oscura, che dopo aver raggiunto e oltrepassato tutti i pianeti sembra dirigersi dritto verso la Terra. Tutta la scena si svolge nell’arco di pochi secondi, nessuno, né gli spettatori in sala, né i protagonisti del film hanno idea che cosa stia succedendo. Avvistato, al quartier generale terrestre non resta altro che fronteggiare l’oggetto misterioso con un massiccio lancio dei missili che però è del tutto inutile contro lo scudo del gigantesco ordigno. Kodai intanto a bordo della sua navetta di pattuglia contatta suo fratello ora dislocato al quartier generale di difesa per informarlo che su Marte sta avvenendo qualcosa di misterioso.
L’oggetto alieno intanto rallenta la sua velocità e gravitando si predispone per un atterraggio in prossimità delle vecchie città sotterranee.
Immediatamente circondato dai carri corazzati terrestri, l’oggetto sembra però invulnerabile agli attacchi dei mezzi di terra per via della sua inattaccabile barriera.
Attendendo l’arrivo di Kodai sulla Terra, Yuki guarda la volta celeste, e subito si accorge della presenza di alcuni oggetti molto piccoli e luminosi che discendono dal cielo. Quelle luminescenze non sono Angeli venuti a portare la buna novella, ma centinaia di soldati armati equipaggiati con sostegni gravitazionali, e animati da intenzioni tutt’altro che pacifiche.
Discendendo in prossimità delle abitazioni, i soldati seminano orrore e morte uccidendo a sangue freddo chiunque capiti loro a tiro. In una sola notte la Terra è messa in ginocchio: tutti i centri di comando sono invasi, danneggiati o distrutti, ogni atto di controffensiva da parte delle forze di difesa sembra inutile contro le truppe da sbarco e anfibie delle armate nemiche.
Anche la flotta automatizzata che doveva giungere in aiuto della Terra è attaccata e distrutta in pochi minuti. Lo stesso Shima su Marte è costretto ad abbandonare il suo posto e a far ritorno sulla Terra. Informato della situazione in cui versa la sua patria, Susumu decide di tornare anche contro il parere negativo di Mamoru.
Il comandante Todo affida a Yuki una lettera da consegnare poi a Kodai non appena questi fosse ritornato sulla Terra.
Il giorno seguente, gli alti vertici della difesa terrestre e quelli della Stella Nera sono riuniti per un trattato di resa incondizionato, qui Todo e gli altri membri del governo apprendono che il gigantesco oggetto atterrato la notte predente è in realtà un enorme ordigno nucleare che al contrario di quelli convenzionali, non ha effetto sulle cose materiali, ma annienta le funzioni celebrali umane.
Prima di procedere con il trattato di resa, l’inviato dell’'imperatore della Nebulosa Nera domanda al comandante Todo di rivelargli l’attuale ubicazione dell’astronave che ha distrutto le forze dell’Impero sul pianeta Iscandar: vuole sapere dove si trova la Yamato.
Per nulla intimorito dalle minacce dell’alieno, Todo risponde all’inviato di cercarsela da solo la Yamato, una risposta questa che porterà lui e gli altri membri della federazione alla condanna a morte. Impossibilitato a sfuggire alla pena capitale, Mamoru decide in un atto eroico di sacrificare la propria vita per consentire almeno al comandante Todo di scappare. Il giovane Mamoru si lascia così esplodere permettendo a Todo di fuggire e di organizzare una strategia di difesa.
Liberatosi dalla scorta nemica, il comandante e i suoi riescono a raggiungere e a nascondersi nel quartier generale sito nella città sotterranea. Intanto Kodai e Yuki ritrovatisi la notte precedente durante un attacco, si erano diretti alla collina dove è eretta la tomba di Okita, lì letta la lettera di Todo che li invitava a prendere contatto con Sanada e l’equipaggio della Yamato, incontrano il Dottor Sado, Analyzer, Aihara, Shima e Ota e Nambu.

Aihara prende immediatamente contatto con Sanada attraverso un radiotrasmettitore portatile; ma anche se disturbato da interferenze nemiche e dalla lontananza della trasmissione, Kodai e i suoi comprendono che la Yamato si trova nascosta su un piccolo asteroide di nome Icaro.
Decisi a raggiungere gli amici, il piccolo gruppo si dirige su suggerimento di Yuki, verso un hangar sotterraneo dove vi è un velivolo di emergenza messo a disposizione del presidente. Tuttavia anche questo gesto è anticipato dalle truppe della Stella Nera, che a fiotti invadono il complesso. Per fuggire dalla struttura è necessario aprire manualmente il portellone di uscita e per eseguire quest’operazione, Yuki è costretta a scendere dal velivolo e a rimanere indietro.
Mentre la navicella è in procinto di decollare, la ragazza viene ferita a una spalla, e sfuggita al tentativo di Kodai di riportarla a bordo, ricade a terra perdendo  i sensi poco dopo. Il velivolo del presidente con a bordo gli ufficiali della Yamato riesce però a sfuggire all’attacco dei soldati e a decollare per Icaro. Non appena la rappresaglia è cessata, il tenente Alphonse, coordinatore delle truppe aliene, scorge l’esile figura di Yuki riversa a terra e dopo averla raggiunta, la porta via con sé. Poche ore dopo Kodai e gli altri giungono su Icaro. Atterrati e addentrati nella struttura, gli ufficiali capiscono che l’ascensore in cui erano entrati, era il passaggio di accesso alla sala macchine della Yamato.
Giunti sul ponte principale dell’astronave, il gruppetto è raggiunto da Sanada e dal resto dell'equipaggio che in quel lasso di tempo avevano continuato ad occuparsi delle migliorie da apportare alla Yamato. Sanada si offre di presentare a Kodai, a Shima e agli altri i nuovi membri dell’equipaggio tra cui Shiro Kato, fratello del defunto Saburo e una ragazza poco più che diciottenne di nome Sasha che Sanada presenta come sua nipote.
Notata l’assenza di Yuki, Sanada affida a Sasha il compito di sostituirla al radar. Poco dopo fa il suo ingresso Yamanami, il nuovo comandante. Mentre è predisposto il decollo, il comandante Todo prende contatto con l’equipaggio annunciando i terribili sviluppi avvenuti sulla Terra puntando l’accento sulla bomba, sulla morte di Mamoru e sulla scomparsa di Yuki.

Esaminando la struttura dell'ordigno, Sanada comprende che il comando di detonazione non si trova sulla Terra ma sul pianeta che l’ha inviato, quindi è fondamentale dirigersi lì prima che la bomba sia attivata. L'astronave decolla disincagliandosi dall'asteroide Icaro che l’aveva protetta dalla furia nemica e si prepara a quel viaggio di 400'000 anni luce che l'attende in direzione della costellazione della Vergine.
Ora gli spettatori presenti in sala e i membri dell’equipaggio conosceranno le migliorie apportate all’astronave. Sanada comunica orgoglioso che ora è possibile eseguire finalmente dei warp continui, perché il motore ad onde moventi adesso è stato potenziato con un nuovo e più potente sistema di accumulatori dell’energia. E’ stato perfezionato anche il sistema di caricamento dei cannoni, e il radar è stato sostituito da un modello più potente in grado di sondare lo spazio in ogni direzione.
Dopo un primo rapidissimo warp-test, che lascia stupiti i membri della flotta nera, la Yamato dirige a tutta velocità in direzione del pianeta nemico sfuggendo a un primo attacco dei cannoni dell’Impero.
Sulla Terra intanto, Yuki riprende conoscenza in un letto e in un ambiente a lei completamente sconosciuto, riaperti gli occhi, non scorge davanti a se la figura dell’amato Kodai, ma quella del tenente Alphonse che le racconta ciò che è accaduto, Yuki viene a sapere che Kodai e i suoi amici sono riusciti sì a decollare, ma che ora in quella navetta usata per la fuga non vi è più alcun segno di vita. All'uscita dal warp-test si rende necessaria la riparazione del radar, forse danneggiato dall'alta velocità. Kodai suggerisce quindi l'invio di un caccia da ricognizione mentre sono disposte le necessarie riparazioni.
Durante l'attesa del ritorno del velivolo, Kodai isolatosi a riflettere, è raggiunto da Sasha che senza alcun motivo apparente, si rivolge a lui chiamandolo più volte zio. Kodai infastidito, fa notare di essere troppo giovane perché sia suo zio, ma la ragazza insiste, gli confessa così di essere la figlia di Starsha e di Mamoru.

Kodai è stupito, pur dimostrando vent’anni, la ragazza in realtà ne ha soltanto due. Sasha spiega che ciò è dovuto alla sua peculiare natura aliena e chiede quindi allo zio di mantenere il segreto. Richiedendo ansiosa notizie del padre, Sasha apprende tra il dolore e lo sconforto di Susumu l’annuncio della morte di Mamoru. Dopo aver testato i nuovi cannoni su un avamposto mobile della Nebulosa Nera sito nelle sue vicinanze, la Yamato si appresta ora ad entrare in una nebulosa sconosciuta.
Data la particolare struttura della nebulosa, Sanada suggerisce che per guadagnare tempo, è imperativo attraversarla e non girarle attorno, anche se si tratterà di navigare in sostanza alla cieca. Penetrata all’interno della nebulosa, l’astronave perde immediatamente il controllo della direzione, e come anticipato, il radar di bordo è assolutamente inutilizzabile. Senza alcuno strumento di navigazione stellare funzionante, la Yamato si trova in balia di vortici di gas, polveri e masse asteroidali d’importanti dimensioni che urtano più volte contro lo scafo facendo temere il peggio.
Solo una”intuizione” di Sasha salva l’astronave da un rovinoso impatto.
Poco tempo dopo è avvistata la flotta dell’Impero, e per sfuggire agli inseguitori, l’astronave si eclissa dietro una nube più densa riuscendo infine a rispondere di sorpresa con le batterie principali. Agli assalitori non resta quindi soluzione che la fuga, Yamanami ordina di seguire il nemico sperando che questo lo conduca verso l'uscita della nebulosa, ma i Guerrieri delle Stelle hanno un’amara sorpresa, ad attenderla è sopraggiunta la Flotta Nera che da inizio a un nuovo attacco.
Alla Yamato non resta che approfittare di una propizia fascia asteroidale nella quale ripararsi.
Ma quello che l’equipaggio credeva essere un varco di salvezza, non era altro che una via obbligata imposta dal nemico. Ad attenderla all’uscita della fascia asteroidale, vi sono sette enormi fortezze delle stesse fattezze e dimensioni di Gorba, l’immensa nave che solo un anno prima avevano affrontato su Iscandar. Sembra la fine, l’astronave è circondata da queste immense roccaforti spaziali.
Per fronteggiare la situazione Sanada suggerisce l'uso di nuovi proiettili, contenenti le cartucce energetiche del cannone ad onde moventi.
La Yamato punta i cannoni contro i portelli di lancio dei missili nemici, i colpi vanno a segno e, sebbene siano troppo deboli per distruggere anche solo una fortezza, l'energia tachionica terrestre reagisce con quella aliena, le sette fortezze di Gorba esplodono quindi una dopo l’altra tra lo stupore generale dell’equipaggio, che ancora una volta può dirsi fortunato.

I giorni sulla Terra intanto passano, e Yuki decide di non fuggire dall’abitazione da Alphonse e di rimanere temporaneamente con lui nella speranza di scoprire il modo per disinnescare l'ordigno nucleare. L'uomo se ne rende immediatamente conto e si offre di rivelare il segreto alla ragazza solo a condizione che lei lo sposi. Finalmente la Yamato ha trovato l’uscita dalla nebulosa. Una volta fuori, i Guerrieri delle Stelle si trovano dinanzi ad uno spettacolo incredibile: un universo misterioso dotato di luce sfavillante che sembra estendesi all’infinito. Siamo di fronte ad una doppia galassia, la galassia nera prodotta dalla nebulosa nera e quella bianca con i suoi fasci di luce sfavillante. L’attenzione dell’equipaggio è rivolta verso una luce scintillante che s’ipotizza, essere il pianeta principale della stella nera, la Yamato fa rotta su di esso, e una volta sopraggiunto, l'intero equipaggio stenta a credere ai propri occhi: il pianeta raggiunto sembra essere simile in tutto e per tutto alla Terra.

Le immagini del pannello video non lasciano spazio a dubbi, le analisi visive confermano la sua somiglianza con la Terra, tuttavia non vi è traccia di vita, persino le città sembrano diverse.
Yamanami invia quindi una navetta da esplorazione con a bordo Kodai, Shima, Sasha, Tokugawa, Ahiara, Nambu e Analyzer. All’atterraggio il gruppo è accolto da una ragazza di nome Sada che li invita al cospetto dell'Imperatore, Scaldart o (con il Santo Capo nell'edizione italiana). Dall’aspetto umano, Scaldart o il Santo Capo li accoglie da amici comunicando che il pianeta su cui sono atterrati è la Terra dell'anno 2402, ossia duecento anni nel futuro. Per provarlo il Santo Capo mostra delle sequenze olografiche che ripercorrono le vicende dell’astronave, da Iscandar all’Impero della Cometa sino alla partenza verso la Nebulosa Nera.
Oltre a mostrare il passato, il Santo Capo proietta sullo schermo tridimensionale, anche immagini di ciò che il destino riserverà alla Yamato 200 alla loro partenza dal futuro, le sequenze scioccanti, mostrano l’astronave mentre è attaccata e distrutta subito dopo la partenza da quella Terra del futuro; l'Imperatore Scaldart esorta così l’equipaggio a non abbandonare il pianeta perché la storia ricorda che nell’anno 2202, la Yamato sarà distrutta dalla flotta della Stella Nera.
Per nulla convinti dell’onesta delle parole del sedicente leader della Terra, Kodai e i suoi decidono di ignorare l’avvertimento e di riprendere il viaggio verso la patria del loro tempo. Ma non tutti sono decisi a tornare a casa, rimasta indietro Sasha confida a Kodai che sarebbe più facile per lei vivere su un pianeta dove le differenze tra alieni e terrestri non sono poi così importanti, la ragazza si allontana da lui dicendogli addio. Kodai comprende i sentimenti della nipote e decide di rispettare i suoi desideri. Sulla Terra intanto, la residenza delle forze di difesa sembra essersi affievolita. Niente scontri, niente assalti alle basi aliene, anche Alphonse e Yuki hanno preso atto di questa verità, e la ragazza rassegnatasi alla disperazione decide di accettare la proposta del tenente alieno.
L'uomo però capisce che Yuki non lo ama e che ha deciso di rimanere con lui con l'unico scopo di scoprire il modo per disattivare la bomba, Alphonse decide quindi di lasciarla andare con la promessa che le rivelerà il modo di disinnescare la bomba solamente se i terrestri riusciranno a sconfiggerlo in battaglia, è quasi un suggerimento a non arrendersi, Yuki torna così alla base sotterranea, dove ad attenderla c’è il Comandante Todo. Dall’altra parte della galassia la Yamato riparte dalla Terra del 2402 con l’intento di non arrendersi passivamente al suo destino e di trovare il modo di ritornare nel suo tempo.
Il decollo dell’astronave è salutato da Sasha che è spronata dall'essenza astrale di sua madre Starsha ad affrontare il suo destino con coraggio e a testa alta.
Come preannunciato dalla storia, la Yamato incontra davvero nello spazio la Flotta Nera e questa nuova battaglia lascia presupporre che forse non si può sfuggire agli eventi narrati dalla storia. Analizzando un bicchiere che Tokugawa aveva portato con sé al suo ritorno dal pianeta, Sanada scopre una realtà incredibile: il mondo che hanno visitato non è la Terra del futuro, e che si è trattato tutto di una falsificazione, lo confermano la statua del “pensatore” duplicata alla rovescia e l’assenza di impronte digitali sul bicchiere.

L’astronave inverte la rotta e si appresta ad attaccare il pianeta mentre gli assalti nemici si fanno sempre più pressanti. Yuki ha accettato la sfida di Alphonse a non arrendersi, e il commando di ribelli predisposto per l’attacco alla bomba raggiunge l’interno dell’ordigno, ne consegue immediatamente uno scontro a fuoco che vede di fronte Yuki e Alphonse.
La ragazza tuttavia non riesce a far fuoco su colui che le ha salvato la vita, ma Alphonse rimane comunque colpito da un soldato della cavalleria spaziale.
Il foro al petto sull’ufficiale imperiale rivela circuiti elettrici, e l’alieno confessa la sua natura di cyborg. L’intera popolazione del pianeta della Stella Nera è composta di uomini con la mente umana e il corpo meccanico. In punto di morte Alphonse mantiene la sua promessa e riferisce a Yuki che esiste un doppio sistema di attivazione della bomba, uno all’interno dell’ordigno che va smantellato immediatamente e il secondo invece posto sul Pianeta Madre, che andrebbe disinserito direttamente dalla sede del Santo Capo.

Nel frattempo la Yamato che aveva attaccato il pianeta centrale dell’Impero con il cannone a onde moventi, scorge ora le vere sembianze del mondo camuffato da Terra del futuro. Dalla nube creata dall’esplosione, emergono le vere fattezze del pianeta, il suo esoscheletro altro non è che una struttura meccanica con al centro un nucleo pressoché imprendibile.
Dal centro della fortezza Sasha prende contatto la Yamato annunciando che aprirà il portello del nucleo centrale da cui l'astronave potrà entrare, raggiungere e distruggere l’interno dove si trova la Città Artificiale. Kodai è contrario, non intende sacrificare inutilmente la vita della nipote e chiede di trovare un’altra soluzione. Per impedire un probabile e rovinoso attacco, il Santo Capo contatta i terrestri mostrando il suo volto bluastro rivelando così la sua vera identità di Imperatore della Stella Nera. Puntando le armi del pianeta sulla Yamato, egli minaccia i terrestri di attivare il telecomando della bomba sulla Terra se l’astronave non dichiarerà subito la resa. Intanto Yuki ha raggiunto e smantellato il comando di attivazione locale e contatta la Yamato per avvisarla del successo dell’azione.
Anche Sasha riesce nella sua impresa, e raggiunta la centrale energetica, fa saltare il centro di controllo del comando a distanza della bomba a neutroni, quindi apre il portello d'accesso permettendo all’astronave di penetrare nel cuore del pianeta nemico.
Raggiunto il nucleo del pianeta, l’astronave è bersagliata da una pioggia di giganteschi missili, uno di questi colpisce lo scafo danneggiando la cabina del capitano, i rottami della struttura purtroppo investono la postazione del comandante Yamanami che travolto in pieno soccombe tra le braccia di Kodai.
Colpito da questo ennesimo lutto a Kodai non resta altro che farla finita per sempre con l’Impero della Stella Nera; furente, il giovane punta la prua della Yamato sulla città imperiale. Vinto però dall’ansia per la nipote, Susumu alla fine desiste e il conto alla rovescia per l’attivazione del cannone ad onde moventi è arrestato. Ed è ancora una volta Sanada a spronare il suo “capitano” a compiere il proprio dovere, ma le sue parole sono inutili, come vano è l'appello della stessa Sasha a fare fuoco.

L'imperatore ha così il tempo di raggiungere la ragazza e tra i due inizia un conflitto a fuoco durante il quale entrambi sono colpiti a morte. Solo allora Kodai in preda alla collera decide di fare fuoco. L’esplosione è imminente, e la Yamato è costretta a fuggire prima di essere coinvolta nelle deflagrazioni planetarie, una volta fuori si salva dalle esplosioni solo dopo aver eseguito una serie di warp multipli.
Lontani dalla Galassia Nera, l'essenza astrale di Sasha appare all’equipaggio per confortare gli amici e Kodai. La ragazza ora è felice perché potrà ricongiungersi ai propri genitori, proprio in quel momento, in lontananza appare Starsha che può ora riabbracciare nuovamente sua figlia.
La guerra contro l’impero della Stella Nera può dirsi ora finalmente conclusa. L’astronave è pronta a tornare sulla Terra, mentre Yuki dinanzi al mausoleo di Okita attende il ritorno di Kodai. Ma questa vittoria non è altro che la calma che precede una nuova tempesta: lontano da loro, l’impero di Galman e la Federazione di Polar stanno espandendo il proprio dominio all’interno della Nebulosa di Orione:
Una nuova difficile prova attende l'equipaggio della Yamato.



   


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