Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

Akira Miyagawa e Yamato 2199














Akira Miyagawa
Nessuno più di Hiroshi Miyagawa negli anni 70-80 era stato capace di esprimere musicalmente al meglio il sentimento poetico di Yamato, il suo straordinario talento e la sua passione per la musica avevano fatto di lui un artista apprezzato in tutto il Paese. 
Nei 10 anni in cui si era occupato di Yamato, Miyagawa aveva scritto più di 70 brani composti nell'arco di un solo mese, scrivendo anche 30-40 brani in dieci giorni.

Riguardo la sua esperienza con la saga, Hiroshi Miyagawa era solito dire: “Yamato è il migliore dei progetti cui io abbia partecipato, mai nessuno dei miei altri lavori mi ha coinvolto tanto. Sono stato affascinato dall’impegno e dall’entusiasmo del produttore Nishizaki, e come risultato ho messo tutta la mia energia creativa nella musica. Una persona in genere non ha molte possibilità di superare se stesso nella sua vita, ma Yamato mi ha insegnato a dare passione al mio lavoro”

Ma a volte il talento da solo non basta, molto probabilmente è l’intervento di una musa ispiratrice o l’aiuto divino ad ispirare questi grandi uomini a permettere loro di portare a fine opere grandiose, infatti, la velocità e il sentimento che traspare nelle meravigliose melodie di Yamato non sono frutto di un lungo e lento ragionamento, ma da qualcosa che scaturisce dal cuore, dal profondo dell’anima.

Miyagawa ci ha lasciati nel 2006 stroncato da una malattia, ma le sue straordinarie opere non sono destinate a perdersi nell’oblio del tempo, il compito di rinnovare e di riportare alla luce i suoi splendidi brani spetta ora a suo figlio Akira.







Akira Miyagawa e la Yamato del 1974





Nella foto partendo da destra:
Hiroshi Miyagawa, Leiji Matsumoto e Hideaki Anno
Non c’è da stupirsi nel ritenere che Akira sia cresciuto a “latte e Yamato”, fin da piccolo aveva seguito il cammino della corazzata nelle sue avventure, aveva visto la serie in tv sin dal suo primo episodio guardandola dal televisore dalla camera da letto dei suoi genitori, proprio mentre dal salotto di casa, la sorellina più piccola infoltiva lo share di Heidi (responsabile, suo malgrado, del tracollo degli ascolti di Yamato). Akira ha un bel ricordo di quella “prima volta”, ricorda infatti che disse a sua madre che in tv era iniziata una grande opera dalle musiche straordinarie. Era entusiasta tanto che pensa il giorno dopo di dire a scuola: “ehi ragazzi, è stato il mio papà a comporre le musiche per questa serie!”. Amara delusione la sua quando si accorge che solo tre persone avevano visto Yamato il giorno prima.
Di Yamato, Akira ricorda con affetto l’episodio 11 “mine spaziali Desslok” e l’emozione provata quando la Symphonic Suite, contenenti le BGM della serie uscì sul mercato frantumando ogni record di vendita.
Anche se sà che sono in pochi a vederlo, Akira si appassiona ugualmente alle vicende della gloriosa astronave e guarda con ammirazione anche al lavoro di suo padre che in quegli anni stava diventando sempre più famoso. Forse nessun altro (oltre a Nishizaki) come lui (Akira) aveva seguito da vicino e con interesse l’opera creativa e la carriera di Hiroshi Miyagawa. 
Fu attraverso le sue opere che il compositore riuscì ad ispirirare il figlio, opere a cui, per altro, aveva anche chiesto il parere nelle fasi di stesura.
Di sicuro ciò che legherà Akira a Yamato sarà sicuramente la creazione del tema dell’impero della cometa, un brano pensato per un organo a canne a cui Akira, ancora diciassettenne, aveva partecipato alla scrittura.
Era stata di Nishizaki l’idea di servirsi dello spessore acustico e dirompente dell’organo a canne per conferire un’impressionante carica di potenza, di massa e peso all’Impero della Cometa, nessun altro strumento, nemmeno un’orchestra di 70-80 persone avrebbe potuto ottenere un simile risultato.
Padre e figlio ne erano orgogliosi: Cometa Bianca era riuscito come un pezzo leggendario e indistinguibile, capace di infondere un forte senso di terrore, ma sopratutto, immortale, e memorabile nei ricordi di tutti i fan della saga.

Per un certo periodo ( tra il 1980-81) Akira e Yamato non si separano più. 
Inizia a collaborare con la produzione di Nishizaki scrivendo alcuni brani per Yamato Per Sempre: il brano che accompagna le truppe della Dark Nebula nella loro invasione notturna sulla Terra è suo.
Nishizaki riconosce il talento nel figlio del suo amico e gli consente di scrivere per quel pezzo più di una versione, e dopo una supervisione, il superproduttore accetta quella più stringata.
Il ricordo più bello che Akira ha di quella esperienza si materializza più tardi, nell’intimità della famiglia, quando il padre si congratula con lui. 
Akira si rende conto di non essere a livello di suo padre, ma è entusiasta del suo incoraggiamento e scrive altri pezzi, il suo impegno è costante: non importa se i suoi lavori non saranno inseriti nel film o nella successiva Serie III,  l’importante è andare avanti e incominciare a camminare da solo.



Akira Miyagawa parla di Yamato in questa intervista del 2012





Una nuova possibilità di emergere, Akira la ottiene nella Serie III quando ottiene l'inseririmento di un suo pezzo che nella rappresenterà l'immagine del diciottesimo stormo del generale Dagon dell'impero di Galman.
Padre e figlio iniziano collaborare sempre più spesso, tanto che nell’83 un altro suo lavoro; scritto però in precedenza, viene inserito all’interno del film Battaglia Finale, (dopo una modifica voluta da Nishizaki) il brano viene scelto per mostrare l’impero dunghilliano.

nota personale. Molto probabilmente le modifiche imposte dal superproduttore saranno andate un po strette al giovane Akira. Nishizaki metteva “del suo” in tutto: dalla scelta delle canzoni, agli artisti che le avrebbero interpretate, fino alla stesura dei brani e la relativa scelta degli strumenti con cui eseguirli. Akira però ha una grande ammirazione per Nishizaki, lo ricorda come un produttore con una conoscenza vasta e profonda della musica, ricorda che fu lui che più di ogni altro, a spingere suo padre ad agitare la bacchetta in modo più vigoroso…in altre parole.. a spronarlo ad eseguire pezzi più carichi.






Akira Miyagawa e Yamato 2199







Come già anticipato nel post di Marzo-aprile del 2012 del blog, inizialmente Akira non era interessato a riprendere in mano il lavoro di suo padre o a comporre nuovi brani per la saga, a suo giudizio, troppi sequel erano stati fatti nell’arco di quarant’anni e lo spirito iniziale della saga (quello che lo aveva spinto a diventare fan della serie) con il tempo era diminuito.
Non voleva comporre musica solo per un pubblico di nicchia, (ovvero per i fan quarantenni), ed era propenso a lavorare su altro, tanto che nel 2009 si era ostinatamente rifiutato di collaborare con Naoto Otomo alla Rinascita.
E’il regista Izubuchi nel 2012 a convincerlo a riprendere e a proseguire l’opera di suo padre quando lo informa che Yamato 2199 non sarebbe stato l’ennesimo sequel, ma un totale riavvio, un ritorno al passato, alle atmosfere genuine della prima serie. (..anche se chi scrive non capisce cosa ci sia che non vada nelle successive Serie 2 e III..), o forse è stato anche il timore che la produzione affidasse ad altri la ri-registrazione dei brani di suo padre a convincerlo.
Il regista era stato categorico al riguardo:  (e siamo d’accordo) Yamato non sarebbe stato tale se le bgm inserite nella saga non fossero state le stesse. Izubuchi gli da un ultimatum (il lavoro sarebbe stato svolto comunque..con o senza di lui) e Akira finalmente accetta.

Isao Sasaki e Akira Miyagawa
Il suo primo compito è quello di recuperare tutti i 73 pezzi realizzati dal padre e prepararli ad una nuova ri-registrazione. Riscrive a orecchio i brani ascoltando i cd della saga, corregge le parti ritenute errate nella loro esecuzione e crea e ria-arrangia un totale di 40 brani, tra cui alcuni nuovi accordi,  la più memorabile è la base per il famoso inno nazionale gamilonese ascoltato per la prima volta in versione pianoforte alla festa di presentazione a febbraio e inserito poi negli episodi 8, 15, 20.

Per un certo periodo Akira sente il peso della responsabilità sulle sue spalle, sia come fan di Yamato che come compositore e figlio di Hiroshi Miyagawa. A intimidirlo è stata anche la diceria di chi afferma che non è di buon auspicio intraprendere lo stesso lavoro del padre, ma Akira, ha sentito che era giusto farlo, voleva far rivivere l’opera di suo padre di cui è fiero: non era partito con l’idea di fare meglio di lui, ad Akira era sufficiente “viaggiare” lungo il suo stesso percorso… un'opportunità che gli avrebbe consentitoo di essergli nuovamente vicino...almeno con il ricordo..

In conclusione, proprio alla fine di questo nuovo viaggio di Yamato verso Iscandar, possiamo affermare senza ombra di dubbio che Akira Miyagawa non ha deluso le aspettative della produzione o dei fan della saga (vecchi e nuovi). Le atmosfere, anche se riscritte in chiave moderna e con l'ausilio degli strumenti digitali, sono ancora le stesse che hanno infiammato i cuori di più di una generazione, non solo giapponese..
Alla prossima!









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