Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki


Yamato 2199. Luglio-Agosto 2012. Parte 1














E’ incredibile notare come a distanza di quasi 30 anni di silenzio trascorsi da Battaglia Finale, (nei quali poco era stato creato), la seconda metà della prima decade degli anni 2000 ad oggi sia invece così ricca di progetti dedicati a Yamato.
Il piano originale per il ritorno della gloriosa corazzata nel settore dell' animazione prevedeva il rilascio di Yamato 2199 per il 2008-2009, poi la Resurrezione e infine il live nel 2011.
Alla fine, per via di numerosi problemi è stato fatto tutto il contrario: La Resurrezione nel 2009, il film live nel 2010 e Yamato 2199 nel 2012:  i motivi di questo cambio di programma? Dio solo lo sa, molto probabilmente si era stabilito di moversi con cautela. L'esperienza aveva insegnato a Nishizaki e alla casa distributrice, che quando si mette in cantiere un progetto impegnativo come quello di Yamato è meglio (considerati i magri risultati di Yamato 2520 e anche di Dai Yamato 0 Go di Matsumoto) andarci con i piedi di piombo.
Izubuchi però in questi mesi ci conferma quello che in realtà si era sempre saputo, e cioè che quando il tutto aveva cominciato a prendere forma (e cioè nel 2008), anche lui era stato contattato per partecipare al cosiddetto "progetto per la rinascita di Yamato". Yoshinobu Nishizaki allora gli aveva consegnato la sceneggiatura per la Resurrezione richiedendogli anche una sua valutazione personale.
Dopo aver esaminato attentamente il progetto, Izubuchi invia un'opinione al super produttore che però dopo aver ricevuto le sue impressioni, stranamente tace. Forse (ma è una mia opinione..) Nishizaki non doveva essere rimasto troppo soddisfatto del giudizio del regista che sappiamo bene cosa pensa in merito alla Resurrezione.
Izubuchi quindi non riceve da lui più alcuna comunicazione in merito al film del 2009, ma viene ugualmente richiamato più tardi dalla produzione, non per La Rinascita, ma per il nuovo progetto di Yamato 2199 che nel 2011 inizia finalmente a prendere forma.







Interviste e Manifestazioni varie...






Dall'inizo dell'anno, da quando la febbre di Yamato è tornata a salire, non vi è su un qualsiasi mensile, periodico, o altra rivista che tratti di animazione e in particolare di Yamato 2199, che non contenga al suo interno una dichiarazione o una lunga intervista a Izubuchi.
Di acqua sotto i ponti ne è passata molta dallo storico incontro che avuto luogo nel mese di Marzo tra lui e il mensile Newtype, e da allora le interviste rilasciate dal regista sembrano più che altro cloni della prima se escludiamo qualche rara piccola eccezione.
Sarebbe stato facile per me riempire i post di questo blog riportando fedelmente o riassumendo tutte le singole interviste rilasciate, ma poiché “la zuppa riscaldata” non è uno dei miei piatti preferiti, mi limiterò a segnalare solo le parti salienti e le novità che il regista (in mezzo a tante cose già dette) rivelerà di mese in mese ai vari magazine giapponesi.
La mia comunque non voleva essere una critica, è solo che ritengo che ribadire più e più volte sempre le stesse cose sia controproducente e che un certo tipo di argomenti vadano ripetuti una o due volte e basta.

Un punto fondamentale che reputo però necessario sia ricordato dai lettori e che traspare con forza dalle interviste di Izubuchi, è che la vera intenzione di creare Yamato 2199 sia nata dal desiderio della produzione di ricostruire le atmosfere un pò dimenticate della Serie 1 e recuperare, nel frattempo, anche quei valori che erano inseriti nella prima storica serie televisiva e che con il tempo sono stati dimenticati. Izubuchi stesso afferma ancora oggi che con il trascorrere gli anni, la serie di Yamato è passata da una storia di fantascienza a una di guerra.
Forse l’esempio più concreto con cui avvalorare questa verità, il regista lo trova parlando dell’uso che si fa nell'anime del cannone a onde moventi.
Nella Serie 1 il cannone principale non era mai stato utilizzato per uccidere deliberatamente, tuttavia con il tempo, esso era diventato sempre di più un'arma di distruzione piuttosto che di difesa. All’inizio della saga il suo utilizzo richiedeva la massima attenzione, non se ne voleva fare uno strumento di morte, ma solo di difesa e da utilizzare esclusivamente come ultima istanza.
Ma dopo Arrivederci Yamato il cannone a onde moventi è stato spesso utilizzato contro flotte avversarie e con relativa facilità. Izubuchi afferma che l’arma più potente della Yamato era diventata un'arma di comodità piuttosto che una di esclusiva difesa, quindi il regista vuole tornare indietro e rimanere fedele allo spirito autentico per il quale l'anime e la sua arma più potente erano stati creati.

Nota personale. Ishiguro diceva sempre che lui e Leiji Matsumoto erano della stessa età e che Nishizaki invece, essendo nato cinque anni prima, aveva una concezione un pò diversa del mondo da quella che avevano loro.
Nishizaki era nato in una nazione in guerra, devastata dalle privazioni, orribilmente ferita dalle tragedie della bomba atomica, così a causa di questi cinque anni, il concetto di guerra si era radicato in lui più profondamente di quanto non lo fosse nei colleghi di lavoro.
Per il produttore,Yamato rappresentava, forse, una sorta di rivincita virtuale sulla quale sfogare il proprio dolore e confortare nel frattempo quelli che erano i suoi tragici ricordi di bambino.
In merito a questa visione personale che Nishizaki aveva della Yamato, qualcuno molti anni fa scrisse: "L'America ha la forza, il Giappone la farsa". Non starò qui a disquisire troppo sulla banalità di certe affermazioni, tuttavia, in questa, anche se espressa in maniera superficiale, vi era purtroppo un fondo di verità: poco alla volta Yamato si stava trasformando in qualcos'altro.
Era inevitabile che alla fine Nishizaki avrebbe cominciato a discostarsi dal concetto di science-fiction e quando questo venne confermato, pochi della produzione, compresi Ishiguro, Matsumoto e Yamamoto, vollero essere nuovamente coinvolti in questo tipo di storia, e più la produzione agglomerava tra le sue fila giovani animatori, più questa realtà emergeva prepotente.




Torniamo a Yamato 2199.
Izubuchi ha cominciato e sta continuando a guardare questo nuovo lavoro sulla gloriosa corazzata spaziale come una sfida personale, come il traguardo di una grande maratona che si è impegnato a vincere dal giorno che ha accettato l’incarico di direttore generale e questo è percepibile in ogni intervista che rilascia, in ognuna di esse, infatti, parla della passione che mette nel suo lavoro e ammette anche le difficoltà di realizzare un progetto come questo.
Lo ha fatto anche la sera del 17 Aprile, quando Shinjuku ha ospitato una proiezione speciale del primo film di montaggio di Yamato 2199, al quale hanno partecipato sia lui che il responsabile del mecha design dei mezzi spaziali: Masanori Nishii.
In quell’occasione, ringraziando il pubblico che gli aveva confidato di aver assistito a più di una proiezione della prima pellicola del nuovo Yamato, Izubuchi aveva parlato anche della sua prima esperienza con Yamato (la Serie III del 1980-81 e di Battaglia Finale del 1983) e raccontava che allora era (per così dire..) salito a bordo di Yamato quando aveva 21 anni come progettista esperto di SF, il suo talento era emerso durante la creazione del mecha della flotta di Galman, il suo tocco personale lo aveva dato riprendendo a aggiornando per la Serie III le prime navi gamilonesi della Serie 1: sue, infatti, le rivisitazioni della flotta di Gamilon modificata per diventare quella per Galman e la nave discoidale del Generale Lysis riveduta nel modello più moderno per il Generale Dagon nella Serie III . Suo è anche il design della nave terrestre Arizona.
Per quanto riguarda invece il suo coinvolgimento con la storia di Yamato 2199, la preoccupazione fondamentale nella veste di regista, dell’intera  produzione era quella di mantenere il flusso degli eventi della storia il più equilibrato possibile senza correre il rischio di saltare le battute chiave del concetto originale, tuttavia a suo dire (e come dargli torto..)  il problema più grosso,è che quando si introducono nuovi elementi alla storia, poi si finisce inevitabilmente per dover andare in certe direzioni piuttosto che in altre.


E’arduo creare una storia e un’atmosfera che avessero il sapore della prima vera Yamato, proprio perché l’espressività, la familiarità di certe scene e i suoni classici che sono inconfutabilmente di Yamato, sarebbero state proprio le prime che i fans della vecchia guardia avrebbero inevitabilmente cercato in questo remake: (la Yamato affondata nella terra rossa, il suo disincagliamento nel terreno e il missile gigante lanciato dalla base di Plutone).
Dovevano essere queste le accortezze da seguire se si voleva fare di Yamato 2199 un remake accettato dai fans, che solo così avrebbero detto: "Ecco, questo è Yamato".

Rimanendo sempre in tema di scene classiche che sono state integrate nel remake, ecco che il missile ultrapotente (com’era chiamato nel doppiaggio storico) che compare alla fine del capitolo 1, è stato un argomento che ha creato qualche discussione in merito all’effetto che avrebbe causato la sua esplosione nell’atmosfera terrestre.
Come realizzare il colpo finale sparato dalla Yamato senza modificare la scena originale?
Non c'era nessun’altra sequenza con la quale si poteva finire l’episodio. L'impatto di questo colpo in originale era incommensurabile.
Se ci si pensa logicamente però, il modo in cui la nave è in movimento, l'angolo del tiro etc, non sono poi così realistici, ma era imperativo cercare di realizzarlo a tutti i costi rispecchiando il più possibile la scena storica del 1974. Modificando le inquadrature e il prospetto della nave, la scena sarebbe certamente uscita meglio, ma avrebbe inevitabilmente finito per non assomigliare all’episodio 3 della Serie 1, quindi è stato necessario assicurarsi di mantenere il più inalterato possibile questo tipo di chiave visiva.
Izubuchi ammette, quindi (come ha sempre fatto del resto) che il formato originale non andava cambiato: “anche se” ammette, qualche libertà in più gli sarebbe piaciuto prendersela.
La battaglia di Plutone ad esempio; un suo desiderio sarebbe di realizzare un prequel della prima puntata in cui le forze di difesa terrestri si fronteggiano con quelle gamilonesi.
Il livello di dettaglio del mecha è aumentato in questi anni e la differenza tra la Serie 1 e 2199 è abissale, questo contribuirebbe sensibilmente ad arricchire e a rendere splendida la battaglia di Plutone in tutta la sua totalità.

“Un prequel di Yamato sarebbe interessante, penso che ci sia sicuramente una storia interessante da raccontare, soprattutto se consideriamo che nella prima puntata,Yuki spiega come e quando l'umanità ha avuto il primo contatto con Gamilas, ci racconta a grandi linee che hanno cercato di negoziare. Quindi ci devono essere stati colloqui tra la Terra e Gamilas a un certo punto. Anche questo sarebbe stato interessante da inserire nel progetto. Mi piacerebbe che mi fosse stato dato il permesso di farlo come un OAV”.
Fare la battaglia di Plutone - continua ancora il regista -  sarebbe una sfida davvero ardua da accettare, realizzarla sarebbe certamente più difficile che proseguire con il resto degli episodi della serie. I mecha (le astronavi di entrambe le flotte) viste nell’episodio 1 sono veramente tanti, una volta che la Yamato è decollata invece, i nemici tendono ad attaccare uno alla volta, quindi non è così difficile migliorare il livello del dettaglio sulle poche navi nemiche dell'episodio, ma la battaglia di Plutone sarebbe ben diversa da realizzare.

Per quel che riguarda la “barriera a onde dimensionali” e della quale si è accennato qualcosa nel post precedente, Izubuchi ha detto che non ne farà un uso spropositato, perchè così facendo, avrebbe reso la nave invincibile e questo sarebbe stato poco credibile agli occhi dello spettatore, la barriera energetica che protegge la nave durante un attacco deve avere un effetto benefico solo temporaneo; uno schermo inesauribile che para tutti i colpi delle navi nemiche invece, avrebbe compromesso inesorabilmente l’immagine classica della Yamato. Alcuni potrebbero dire che non sarebbe Yamato se la nave non venisse incasinata per tutta la durata del combattimento, ma questa invece è proprio l’immagine che ha in testa il regista, che afferma: "un po’ danneggiata va bene, ma la nave non potrebbe resistere all'attacco di 3000 astronavi senza una qualche forma di protezione iniziale" (3000 di esse sembrano troppe anche per Izubuchi, che ridendo di questa cosa si ripromette di dare un logico senso anche a questa libertà della sceneggiatura della Serie 1 del 1974).
Izubuchi sorride anche quando pensa al mare ghiacciato di Plutone e al continente galleggiante di Giove, anche se sa benissimo che entrambi questi elementi non esistono nella realtà, non può non inserirli entrambi nella nuova serie, poiché essi fanno parte di Yamato! 

Per dare più attendibilità all’esistenza del mare ghiacciato di Plutone e al continente galleggiante di Giove, il regista gioca la carta dell'elevata condizione tecnologica in possesso dei gamilonesi.. o gamilosiani (come preferite voi…) essi sono in grado di alterare le condizioni climatiche di un pianeta che loro ritengono opportuno modificare o alterare, la stessa Yuki all’inizio del primo episodio afferma che: "dopo aver modificato Plutone, le forze di Gamilas ora cercano di fare altrettanto con la Terra”.
Queste belle trovate che Izubuchi si inventa per sanare le incongruenze del passato, però naturalmente non potranno dare una spiegazione logica a tutto.
Ad alcune delle situazioni della Serie 1 che a lui paiono prive di una concezione razionale verranno inevitabilmente eliminate dalla nuova sceneggiatura.
A quanto pare le "prime vittime" di questa decisione sembrerebbero  “l’anello nella fascia degli asteroidi” script della puntata n 9 e le mine spaziali Desslok della puntata 11, entrambe scartate poiché ancora
assenti in Yamato 2199.
Anche l’attenzione rivolta ai membri dell’equipaggio verrà presto alterata. Nel lavoro originale, l'attenzione era tutta incentrata su Wildstar/Kodai e sul suo comportamento sconsiderato: "Ma non esiste solo lui" dice Izubuchi, "nell’anime ci sono anche Okita, Yuki, Shima e Sanada" e proprio perchè ci si trova davanti ad una nave con un equipaggio numeroso, Izubuchi si propone di stabilire un dramma più corale.



Nota personale. Nonostante le affermazioni di Izubuchi, chi scrive sente suo malgrado di affermare di trovarsi in netto disaccordo con quanto dichiarato dal regista, a mio personale giudizio la produzione aveva elargito molto spazio alle vicende degli altri protagonisti anche nella serie classica.
Ampio spazio era stato dedicato a Homer nella Serie 1 e nella Serie III, molti avvenimenti della Serie 2 erano stati incentrati sull’amore sfortunato intercorso tra Venture/Shima e Trelena/Tèresa.
Anche Sandor/Sanada aveva avuto il suo bel momento di gloria nella Serie 1 e in Yamato Per Sempre, persino ad Analyzer (poco tollerato da Nishizaki) era stato dedicato molto spazio. Una buona fetta della sceneggiatura era incentrata anche su Starsha, Alex e Sasha, per non parlare del capitano Avatar/Okita, che a conti fatti, è sempre stato il protagonista assoluto (anche da morto..) della Serie 1 e di Yamato Battaglia Finale.
La stessa Yuki era un punto cardine sul quale si sono svolti gli avvenimenti della storia. Non ci si dimentichi poi di Desslok/Dessler, che a detta di molti è il vero primo attore della saga perchè Desslok, (come enunciava il principe Zodar…) "E' un uomo davvero molto fuori dal comune”.
Quindi, capisco il desiderio di voler far emergere a tutti i costi la propria visione delle cose, ma la realtà è comunque questa; Yamato non è mai stato solo Wildstar/Kodai e basta! Yamato è la nave, il suo equipaggio e la loro storia.
Ricordiamoci dunque che l’equipaggio della Yamato non è formato da un singolo individuo, ma è costituito da un gruppo di persone ognuna con la propria storia, con il proprio passato, con le proprie debolezze, con i propri pregi e difetti.
A questo punto torna alla mente un anello di dialogo presente nell’episodio 4 della Serie III: “I Guerrieri delle Stelle sono un gruppo di uomini nomali che coscienti della loro debolezza cercano di proteggersi lavorando sodo e aiutandosi l’uno con l’altro”. Che Izubuchi ci rifletta.


Ad ogni modo, il regista intende continuare sulla sua strada (..la mia opinione conta poco infondo..) e nella fase intermedia della storia, ha intenzione (nota positiva) di dare importanza anche alla "causa gamilonese", vuole finalmente dare un’immagine completa e tangibile della vita e della società del pianeta e del suo impero, è ansioso di descrivere l'altra faccia del Regno, quella dove coesistono persone buone e cattive insieme, non dimenticando però di sottolineare che comunque la sua politica è sbagliata, che è indiscutibilmente quella di una società dedita alla conquista selvaggia, il cui scopo primario è quello di imporre il dominio con la violenza cominciando dalla sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Deve essere chiaro che esso (l’impero) ha la sua versione di "verità", ma che essa non deve essere necessariamente l'unica "verità".
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