Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

Reiji Matsumoto Entra nello Staff di Yamato. Parte 2














Nel post precedente abbiamo visto come Reiji Matsumoto sia stato contattato da Nishizaki e invitato ad entrare nello staff dell’Academy. 
Nei credits della Serie 1, Matsumoto è indicato come il supervisore (o regista, nei credits della sigla finale di Star Blazers), ma in realtà è lui che ha rivisto l'intero concetto iniziale del progetto originale: la metà degli storyboard porta la sua firma e ha lavorato sulla composizione delle scene, sulla scelta dei colori per la Yamato e sulla ricerca di materiale inerente la sezione scientifica e quella meccanica.
Inoltre ha reinventato e dato un tocco personale al carattere e al design di tutti i protagonisti con un occhio di riguardo ai loro sentimenti e ai loro problemi personali, sviluppandone il lato umano all’interno della storia, mentre Nishizaki, con la sua visione di un mondo che va a tutti i costi preservato, con il suo incessante messaggio di non arrendersi di fronte alle difficoltà, con la fedeltà alla causa e con la sua dedizione al lavoro, ha fatto il resto.
Vediamo ora nel dettaglio quali sono state le modifiche e l'apporto portato dal papà di Capitan Harlock e Galaxy Express 999 alla prima sceneggiatura di Yamato.

Maggio 1974. La pianificazione del primo progetto di Yamato è stata completata da quasi un anno e l’aspetto della nave è ancora quello di una vascello costituito da rocce che circondano tutto lo scafo.
A Matsumoto non piace questa immagine e decide di fare di testa sua rivedendo e trasformando l’intero concetto del progetto secondo il proprio gusto e il proprio “capriccio”.
Matsumoto è consapevole che l’indice dello spettatore sarebbe stato puntato sulla Yamato, sa che la nave sarebbe diventata la vera protagonista della serie tv, quindi il suo aspetto esteriore andava per forza di cose completamente cambiato.
Il co-autore non vede più nella propria mente la nave ideata in precedenza, ma si fa strada sempre più vivida l'immagine della più famosa corazzata della seconda guerra mondiale, di cui ha già in testa tutte le specifiche e della quale non gli occorre ricercare materiale per dare vita al proprio progetto. Non perde tempo (la serie sarebbe stata trasmessa sulla Yomiuri soltanto 5 mesi dopo!) e inizia immediatamente un piano di lavoro sulla sua trasformazione in astronave.
La prima modifica che Matsumoto apporta all’originale Yamato è oltremodo geniale: la sua intenzione, infatti, è quella di applicare alla prua della nave un'arma del tutto innovativa (l’estensione di un progetto già collaudato in un suo precedente manga) ma per applicarla alla corazzata era necessario “tagliare la prua” e conferirle una forma sferica: nessuno prima di lui aveva pensato a un’idea simile; senza questo particolare accorgimento il cannone a onde moventi così come lo conosciamo non avrebbe mai potuto essere concepito e realizzato.

Il ponte n 3 capovolto
Matsumoto modifica le impostazioni originali del radar e progetta il ponte n° 3 collocandolo sotto lo scafo, concependolo anche come un ponte alternativo nel caso la nave fosse stata capovolta (cosa che poi accade veramente su Plutone nell’ep 8).
Tuttavia il ponte n° 3 resterà famoso, nella storia dei 77 episodi di tutta la saga, più per le volte in cui è stato danneggiato o distrutto che per questa sua iniziale prerogativa. Era stata presa in considerazione anche l’idea di trasformarlo in una navicella spaziale a sé stante, ma poi si è stabilito di lasciarlo definitivamente agganciato all’astronave (in futuro verranno inseriti nuove tipologie di aerei sulla Yamato: Astrotorpediniera, CosmoHound e Shinano).

nota: Per la ricostruzione della Yamato in astronave, Matsumoto pensa a una scena piuttosto cruda da inserire nell’episodio 2: mentre gli operai lavorano alla ricostruzione della nave, una paratia dello scafo si stacca sotto gli occhi di tutti lasciando fuoriuscire una montagna di cadaveri, alcuni dei 2700 membri dell’equipaggio rimasti intrappolati e morti durante la seconda guerra mondiale.

Dopo aver lavorato sulla nave, Matsumoto mette mano all’originale sceneggiatura di Nishizaki, Toyota e Yamamoto e inizia a scrivere la propria.
Quando controlla le prime bozze della sceneggiatura rimane deluso, comincia quindi a fare delle prove per capire in quale direzione bisogna andare: riscrive, inizialmente per mettersi alla prova, i primi 5 episodi e li consegna a Nishizaki.
Le uniche cose che il co-autore salverà dell’adattamento originale sono il nome del pianeta di destinazione della Yamato, “Iscandar”, (per il quale Toyota aveva tratto ispirazione dalla lettura di un classico mitologico indiano) e la nostra Terra ridotta ad un deserto coperto di radioattività.
Tutto il resto andava rifatto.

Quando il produttore la visiona, ha subito modo di scontrarsi con lui adducendo la scusa che non era rispettoso nei confronti dello scrittore divergere così tanto dalla storia originale.
Matsumoto non demorde; per lui le basi iniziali della precedente storia di Yamato sono convenzionali e fin troppo sfruttate, vuole costruire una storia  realistica e matura, più credibile e lontana dalla fantascienza obsoleta e sorpassata alla quale invece Nishizaki è ancora fortemente legato.
Matsumoto vuole sradicare anche quel concetto di fantascienza paradossale e sciocca di cui gli anime di quegli anni sono ancora pieni zeppi, e basare il viaggio della Yamato su dati reali e scientificamente provati: un esempio è l'immagine della Terra rossa priva degli oceani e dell’atmosfera a causa della devastazione provocata dalle bombe gamilonesi, un completamento ispirato da una mappa vista nella rivista "Life".
Dal quel momento l’interesse e la passione per l’astronomia diventano un punto focale su cui impostare la sceneggiatura di Yamato, anche se qualche libertà lo staff se la prende ugualmente: ne sono una chiara dimostrazione gli uomini ape dell'episodio 16, il balanosauro (balanodonte) dell'episodio 17 e il continente galleggiante di Giove nell'episodio 5 (che non esiste, ma che Matsumoto ha voluto inserire solo per il gusto di farlo).






Matsumoto e la Fantascienza






L’approccio che Matsumoto ha con la fantascienza non è però improvvisato o casuale; già  nel 1968 si era guadagnato l’interesse del pubblico grazie ad alcuni suoi manga basati su tematiche fantascientifiche, come i suoi primi lavori: "Super 99", "Sexaroid" e "Kasoku Esupa", nei quali inizia a delinearsi il segno tipico dell’autore con un tratto volutamente incerto nella rappresentazione delle figure e dei personaggi che contrasta con quello dettagliatissimo dei meccanismi e dei mezzi meccanici. Prosegue poi con altre opere come: "Il mondo quadridimensionale" (Yojin Sekai), "Mistery Eve" e, nel 1973, "Tecnologiras, la città meccanizzata" (termine ripreso da Matsumoto anche in Capitan Harlock e Galaxy Express Eternal Fantasy).

L'Immagine della Regina Starsha di Iscandar dipinta dallo stesso Matsumoto, è l'unica che appare in tutta la Serie 1
fino all'episodo 23


Nel 1973, oltre che estremamente prolifico sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, Matsumoto avrebbe apportato con Yamato una "svolta" grafica nel modo di rappresentare i personaggi dei fumetti giapponesi, con figure esili e slanciate, ripresi in moltissimi manga e anime odierni. Inoltre, così come Nishizaki, l'autore era molto legato al tema della civiltà causa della sua stessa distruzione e del suo stesso degrado, ai problemi dell’ambiente, tutte tematiche che poi avrebbe approfondito in Capitan Harlock e Galaxy Express 999.
Matsumoto vuole dare l’impressione che, nella fiction di Yamato, lo spazio sia vivo e saturo di colori, desidera che su di esso si concentrino tutte le meraviglie del creato, che quello che esiste al di fuori della Terra non sia solo uno spazio buio e vuoto: chiede quindi allo staff che l’universo non sia raffigurato solo con colori scuri, ma che esso trabocchi di luce, materia ed energia, compresi i suoi fenomeni galattici (bufera della Stella Piovra, vortice galattico, cicloni spaziali etc..) che vuole ben presenti negli avvenimenti della storia.
Questo suo proposito non trova subito attuazione in questa prima produzione di Yamato a causa dello scarso budget messo a disposizione per la Serie 1 (come gli esperimenti di regia proposti da Ishiguro) ma la troverà in quelle successive come: Yamato per Sempre e Final Yamato, dove i colori utilizzati per rappresentare la bellezza dell’universo raggiungeranno livelli straordinari per un’opera di animazione.
La doppia galassia  in Yamato per Sempre ne è l’esempio lampante: la rappresentazione grafica e la bellezza della cromatura faranno di quel film un cult senza precedenti nella storia dell’animazione giapponese.
Ma gli scarsi fondi stanziati dallo sponsor e dalla produzione non sono i soli a frenare l’entusiasmo e la buona volontà dell'autore: gli indici di ascolto dei primi episodi sono disastrosi e la Yomiuri TV impone pesanti tagli alla storia e alle innovazioni che l’autore si propone di inserire.
Matsumoto però non demorde e propone novità e nuovi tipi di mecha a tutt’andare aggiungendo però anche una serie di gag inutili (rimossi poi nell’edizione americana) e che, per quanto problematici da digerire, sono una caratteristica tipica del suo stile, un' abitudine che nel corso degli anni non è venuta meno.
Un artista che di solito lavora da solo non si occupa di tutti questi argomenti, tuttavia per Matsumoto è importante che Yamato “navighi” alla grande.
All’inizio è scoraggiato dai risultati mediocri degli ascolti, ma con l’aumento (sebbene esiguo) dello share a metà della serie, il tuo entusiasmo torna a salire.

Le difficoltà di seguire lo stile grafico dei suoi persoanggi e dei mecha iniziano da subito. Okaseko e il suo staff non sono abituati alla forma con cui Matsumoto disegna i personaggi femminili (stile invece apprezzato dallo stesso Nishizaki che lo volle anche per quel motivo nello staff di Yamato).

Sasha riversa sul suolo di Marte
Dal momento che nessuno sembra in grado di ricalcare alla perfezione lo stile dell’autore, tocca a lui mettere le mani sull anime: realizza personalmente il disegno di Sasha riversa nelle vicinanze della capsula e quello del volto di Starsha, lo stesso che troneggerà in tutti i 23 episodi fino all’arrivo della Yamato su Iscandar. Qui dovrà per forza animare la figura della regina, ma il risultato finale sarà piuttosto blando e privo di sensualità e non convincerà nessuno: Matsumoto per primo.
Un altro problema da superare è la scomoda esistenza del ponte n° 3, a quanto pare troppo difficile da disegnare (ecco forse il motivo per cui viene fatto sparire per un paio di volte...): Matsumoto non vuole saperne di perdere il ponte e le nuove concezioni di aerei da combattimento da lui progettati, (con annessi tubi lanciasiluri, ecc) quindi, nonostante le proteste del personale del produttore, impone che tutte le innovazioni da lui aggiunte via via alla serie vengano comunque realizzate.
Ripensando al duro lavoro di allora e al beneficio che apportato all’animazione giapponese in generale, (Macross in testa...) e pur scusandosi per il disagio creato allo staff dell’Academy, Matsumoto oggi afferma con orgoglio che l’impegno di allora non fu una fatica sprecata. 
Ora il suo stile è apprezzato da tutta la nuova scuola di animazione giapponese e non è più così difficile da disegnare, una tipologia di disegno oggi ben riprodotta dalla straordinaria bravura di Keisuke Masunaga  (per Playstation Game 2000) e di Nobuteru Yuki che lo ha rappresentato degnamente in Capitan Harlock Endless Odissey.
Per quel che concerne i nomi scelti per i personaggi, un argomento che abbiamo trattato nel post dedicato all'autore (Matsumoto... a proposito di Yamato che potete trovare qui) Matsumoto riscrive tutti i nomi dei protagonisti inserendo poco alla volta quelli delle persone più importanti della sua vita: da quello del fratello a quello del vicino di casa (gatto compreso) ai quali acclude quello di Starsha di Iscandar e il Cosmo Cleaner (Cosmo DNA).

Per dovere di completezza però possiamo aggiungere che il nome Gamilas (originariamente chiamato Rajendora) deriva da una modifica del nome di una serva di Dracula, Carmilla, mentre quello del supremo Dessler (personaggio originariamente pensato per essere una donna) è costituito dall’unione di due parole: Dess (Morte) e Ra (divinità egizia del Sole) che sta a significare 'il Sole della Morte'.
Sarebbe quindi un errore equiparare Dessler a Hitler, anche se le similitudini si sprecano.
Quando lo aveva concepito, Dessler non voleva essere per Matsumoto solo un dittatore spietato, ma piuttosto un eroe del suo pianeta, il salvatore di una razza in estinzione che non voleva e non poteva morire.

nota: scherzosamente Ishiguro era solito invece chiamare Nishizaki con lo pseudonimo di “produttore Gamilas” indicandolo come un capo dispotico e pretenzioso.

Il nome del generale Lysis (Dommel) soprannominato "Lupo dello Spazio", ha invece una strana attinenza con quello del generale tedesco Rommel, denominato (strana coincidenza...) "Volpe del Deserto".
Matsumoto non dichiarerà mai di essersi ispirato ai nazisti tedeschi o all’impero romano per identificare l’impero di Gamilas, tuttavia le coincidenze e le analogie tra quest'ultimo e il Terzo Reich sono molte (al lettore l’ardua sentenza…).
Per Analyzer il piano originale era quello di avere due robot denominati Migi e Hidari, che avrebbero potuto unirsi e svolgere il lavoro di due persone.
Il lavoro non dà tregua all'autore che, debilitato da turni massacranti e sfibranti riunioni fino a notte alta, accusa molta stanchezza. Lo stress aumenta se si pensa anche che i tempi di consegna per la versione manga (iniziato quasi a metà della serie in tv) si fanno sempre più ristretti.
Yamato non "decolla", il pubblico non risponde all’appello e la serie termina nell’Aprile nel 1975 con un totale di 26 episodi (invece dei 51 previsti) e con un indice di gradimento appena superiore al 6 per cento.
Matsumoto e Nishizaki sono scoraggiati: dopo aver tanto faticato, vedono il loro lavoro cadere miseramente nell’oblio. 
Matsumoto parte per l’Africa per un periodo di riposo e a Nishizaki non resta altro che salvare il salvabile cercando di recuperare parte degli investimenti.
Mentre il primo staff dell’Academy si smembra, gli uffici vengono liberati e l’orchestra di Yamato viene sciolta.
Tutto sembra inevitabilmente perduto… ma qualcosa sta cambiando; una piccola scintilla sta per accendersi: ancora un po' di pazienza e sarebbe scoppiato l’Anime Boom!
La Yamato si sarebbe rialzata nuovamente in volo!!






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