Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki


La Rinascita. Le Valutazioni del Pubblico













No no! Le immagini che vedete non sono da attribuire al finale di Addio Yamato o a quello della Serie II, ma sono specifiche delle ultime sequenze della Rinascita, questo, infatti, è ciò che resta dell’astronave dopo aver raggruppato, innestato e sparato i 6 colpi del cannone a onde moventi essenziali per l’annientamento del centro del buco nero.
Anche in questa pellicola, come in tutte le altre della saga che si rispetti, l’astronave ha preso la sua bella battuta. Il ponte n 3 è quello che ha avuto la peggio finendo semidistrutto e con l’analizzatore olografico centrale in avaria. Malconcia, ma ancora una volta vittoriosa, l’astronave ritorna sul pianeta al quale ha di nuovo dato il suo aiuto.
Dunque si parla tanto di finale sciatto e noioso in questo film, ma a chi scrive, vedere ancora una volta la nave malconcia e gravemente danneggiata da come sempre i brividi di freddo.

Tutto sommato, (nonostante le sue numerose pecche), assistere alla proiezione della Rinascita è stata una bella esperienza, (proiezione ripetutasi più volte a dire il vero, perché mentre scrivo questa recensione ho già rivisto questo film 7 volte) soprattutto se si considera che l’arrivo di questa pellicola era atteso da ben 26 anni, un intervallo che ne ha certamente accresciuto il fascino.
Le emozioni non mancano; ce ne sono fin dall’inizio dello scontro tra la prima flotta dell’esodo e quella del SUS (innovativo e di grande impatto visivo, dove le sequenze, se viste su uno schermo cinematografico, appaiono giganti, dinamiche e veloci, ma che perdono purtroppo molto del loro effetto su un normale televisore), a quello memorabile e affascinante sotto il livello della grafica tra la flotta terrestre e quella del SUS in prossimità del BH199.
Coinvolgente e certamente toccante è la cornice in cui la Yamato si pone come scudo dinnanzi a una nave dell’esodo, nonostante sia completamente flagellata dai colpi delle forze del SUS, l’astronave non si allontana di un millimetro dalla nave passeggeri in pericolo cercando per quanto possibile, di proteggerla con tutti i mezzi a sua disposizione.

Meno appassionante ma ricca di CG è la battaglia contro la fortezza Maya del SUS, lotta dalle atmosfere appariscenti ma altrettanto povera di mordente, le musiche di Tchaikovsky e Chopin, non aiutano certo ad accrescere la tensione emotiva del conflitto, al contrario invece, la affievoliscono molto rendendola tanto piatta e noiosa che non si vede l’ora che finisca. A questo punto è palese affermare che la vera piaga della seconda parte del film siano proprio le musiche, gli splendidi pezzi di Miyagawa molto presenti all’inizio del film, si annullano, (ma questo era già stato annunciato l’anno scorso da Nishizaki) lasciando il posto nella seconda e terza parte del lungometraggio a brani dei maestri occidentali del passato che poco o nulla hanno a che vedere con la saga di Yamato. Chiudendo gli occhi sembra di essere a teatro ad assistere a un concerto piuttosto che in una sala cinematografica a guardare un film-anime di fantascienza.
I conflitti che precedono quella sequenza sono (se possibile) ancora più appiattiti dalla totale assenza di musica o dall’inserimento di sottofondi al pianoforte deboli e certamente lontani dal pathos dei pezzi che Miyagawa aveva scritto per l’anime.

Deludente e risibile sotto l’aspetto puramente tecnico, è certamente l’intromissione degli esseri mostruosi provenienti da un’altra dimensione, che con Yamato hanno davvero poco a che fare: la versione demoniaca di Metsler che penetra all’interno della Yamato direttamente dal pannello video della plancia, è inquietante nel contesto della storia, ma la sua esecuzione grafica è approssimativa e parecchio distaccata dal fondo, tanto che in alcune sequenze essa appare del tutto estranea al film; anche il doppiaggio della summenzionata scena sembra appartenere ad un’altra dimensione poiché è abbastanza fuori sincro con il movimento della bocca del demone.
L’uso della CG mescolata con l'animazione "classica" è ben inglobata nelle battaglie e negli scontri a fuoco fa comunque la sua bella figura, (soprattutto la Yamato non ha risentito assolutamente dal passaggio del disegno fatto a mano a quello in 3D) tuttavia questa scelta di produzione non è comunque l’unica particolarità a cui i fan di Star Blazers hanno dovuto abituarsi, il vero zoccolo duro da superare resta questo brusco cambio di character design che è davvero arduo da digerire.
Pur mostrandoci affascinati dalle fattezze fisiche della bella Maho Orihara, non possiamo fare a meno di mostrarci perplessi davanti alla figura del capitano. (praticamente l’unico della vecchia saga oltre a Sanada e a Tokugawa ad essere rimasto sull'astronave).

Il Kodai degli anni 70/80 non ha nulla a che vedere con questo personaggio dallo sguardo malinconico e spesso esagitato, si tratta di qualcosa di completamente nuovo e parallelo. Dell’arte di Matsumoto qui non vi è assolutamente nulla, (ma si sapeva sin dall’inizio) il character design è freddo se paragonato a quello più dolce della Serie III e di Final Yamato.
Per ultimo il finale: com’è stato rilevato in altre recensioni sparse nel web, la conclusione del film sembra affrettata e deludente, si ha come l'impressione che Nishizaki, non avendo la minima idea di come cavare d'impaccio i suoi protagonisti, abbia fatto tutto in fretta, ma chi segue con entusiasmo le decisioni del super produttore, ricorderà che una cosa del genere era già avvenuta in precedenza nel Nuovo Viaggio; come quel film era un’anticipazione di Yamato Forever e della Serie III, gli avvenimenti di questo primo capitolo della Rinascita altro non sono che la premessa per una sequela molto più elaborata, quindi, bando ai pessimismi, se si farà il secondo capitolo, è bene aspettarsi qualcosa di un po’ più sviluppato con una sceneggiatura più energica e (anche se senza Matsumoto sarà un po difficile) con quel romanticismo che ha caratterizzato la saga sin dagli anni d’oro in pellicole come Saraba, un film a detta di molti, ancora insuperato.
Della Rinascita in Giappone si è fatto un gran parlare; di critiche ne sono state lanciate molte e le opinioni del pubblico chiamato a valutare il risultato finale di questo film sono contrastanti.
Leggendo i commenti pubblicati dai fan giapponesi, sembra di tornare indietro di 32 anni ai tempi di Saraba e della Serie II, tutti schierati pro o contro le tematiche e i contenuti della Rinascita, oggi come allora, il pubblico è spaccato in due, una buona fetta di giapponesi lamenta un costante ripetersi della storia e un inadeguato uso del componimento classico, altri additano alla pellicola una grafica da playstation e un’insofferenza elevata nel cambio del disegno ma, nota più grave, così com’era accaduto per Yamato Forever nel 1980, si rimprovera a Yamato di essere militarista e perfino fascista. ( a voi trarre le dovute conclusioni..)
Dinanzi a simili commenti viene quindi da domandarsi per quale motivo parte del pubblico nipponico (non tutto ovviamente) adori cavalcare l’onda della polemica quando si tratta di Yamato e non riesca invece a gustarsi il film in santa pace senza dover ogni volta tirare in ballo argomenti obsoleti e superati come il fascismo e la seconda guerra mondiale, (ma forse aveva ragione Matsumoto 35 anni fa quando diceva che il nome Yamato era un tasto ancora troppo dolente da battere per il pubblico giapponese e questa di oggi è la dimostrazione che nel frattempo a distanza di anni, poco o nulla è cambiato), è ovvio pensare che Nishizaki ormai ci abbia fatto il callo, tanto che queste critiche non lo tocchino nemmeno più, ma se vogliamo proprio insinuare che il film sia militarista, allora dobbiamo dimenticarci il conflitto del 1945, avvicinarci ad un periodo più attuale e attendere l’arrivo della Yamato su Amal.


Ad ogni modo, certe polemiche potrebbero però placidamente smorzarsi se si finisse finalmente di preferire l’antiquata e snervante abitudine di elevare il suicidio dei protagonisti dell’anime a una meritevole azione e nel contempo sminuire la morte di altri avvenuta in circostanze più drammatiche e nel totale anonimato. Se da un lato si rimproverano le morti suicide di Gorui e di Omura collocati nel film unicamente per essere immolati dinanzi al sacro altare del dovere e dell’onore, dall’altra davvero non si comprende l’assoluta indifferenza per la morte dei passeggeri della scialuppa di salvataggio a Field Park, inspiegabilmente Miyuki; (unica sopravissuta all’impatto della navetta con il terreno) non è circondata da alcun cadavere, né la giovane, né suo padre sopraggiunto nel frattempo, sembrano preoccuparsi di rintracciare eventuali sopravvissuti nelle vicinanze dei i rottami del velivolo.
Tra i commenti positivi (pochi devo dire) invece, è degno di nota (in netta opposizione con quanto riportato sopra) l'apprezzamento per il rinnovato design dei personaggi, per il cambio generazionale dell’equipaggio e per la grafica utilizzata nel film che sembrano rendere più reali le atmosfere e in grado di portare aria nuova della saga: insomma, a leggere le opinioni del pubblico del Sol Levante c è da farsi venire il mal di testa. Purtroppo le voci favorevoli del pubblico ad un sequel non sono molte e questo è confermato purtroppo dai rilievi delle classifiche dei film con i maggiori incassi: Uchuu Senkan Yamato Fukkatsu Hen è arrivato al settimo posto nella classifica di film più visti in Giappone nella prima settimana del suo debutto, ma ha poi rapidamente perso posizioni scendendo fino al decimo posto nella seconda metà del 2010, incassando una cifra che supera di poco i 5 milioni di euro.
Abbastanza deludente è anche il risultato dell’Home video che non ha raggiunto livelli strepitosi, (ho le cifre ufficiali dell’Home video, ma aspetto una conferma) tutti questi risultati sembrano confermare le opinioni di chi ha visto il film al cinema e ne è rimasto deluso, ma questo è dovuto sempre alla cattiva abitudine di aspettarsi sempre cose strepitose quando si va al cinema, nessuno più si accontenta di guardare un bel film che magari ha anche un severo monito da riportare.
Nonostante ciò che pensano gli amici del Sol Levante, chi scrive sente di consigliare vivamente la visione di questo film agli appassionati della saga, anche ai fan italiani di Matsumoto che non hanno gradito l’assenza del maestro in questo nuovo lavoro, non fosse altro che per accostarsi un po’di più al Nishizaki-pensiero del quale chi scrive si fa un po’ il portavoce.








La Rinascita. Struttura e Analisi del film














Cominciamo a trattare quest’analisi della Rinascita di Yamato partendo innanzitutto dalla sua ufficiosa data di nascita, e il 1994 sembra l’anno più indicato per farlo.
Di interviste rilasciate sul progetto di creare un nuovo Yamato, Nishizaki ne aveva fatte tante, nessuna poi seguita da fatti concreti e l’unico lavoro che era succeduto a Final Yamato in quegli anni erano stati solo i tre Oav di Yamato 2520 sospesi poi l’anno successivo per problemi legati ai costi di produzione.
In quei mesi la WCC soffre di una insufficienza economica senza precedenti, molto era dovuto ai disastrosi introiti di Yamato 2520 rimasto persino senza un finale e a Odin il veliero dello spazio, entrambi incapaci di portate una sana boccata di ossigeno alle casse della società.
Per dimostrare la bontà delle sue intenzioni, questa volta Nishizaki non ricorre unicamente alle solite interviste rilasciate alle riviste, ma decide di stampare un laser disc (memoriale e promozionale nello stesso tempo, foto a lato) da sottoporre all’attenzione dei fan; non si tratta di un film di animazione o di un episodio speciale, ma di un vero e proprio documentario guida che mostra le risolute intenzioni della produzione di voler dar finalmente vita a una nuova storia: 40 minuti di filmato in cui Nishizaki e lo staff progettano e discutono in una riunione, nuove idee e modifiche da apportata alla saga originale.
Il contenuto del supporto non dà un’idea chiara della direzione in cui si vuole procedere, comunica poco o nulla della trama che sarà inserita nel nuovo lavoro ed è del tutto privo di nuovi minuti di animazione.
In questo laser disc chiamato The Quickening, sono mostrate immagini dello spazio, scene di combattimenti e una cronologia della difficile situazione politica terrestre e il conseguente esodo dei dissidenti terrestri verso nuove e lontane colonie.
In questo documentario che vuole essere una vetrina per la rinascita di Yamato, si riscontrano le immagini del terribile buco nero (effettivamente poi ripreso nel film del 2009, anche se privo delle sofisticate scene in 3d presenti invece nel film), le bozze stese per la progettazione dei pannelli visivi ubicati su entrambi i lati della plancia di comando della nave e la nuova funzione del ponte n 3 trasformato ora in un super computer (novità già collaudata in Yamato 2520 vol 3).
E’ interessante notare tuttavia come un certo tipo d’innovazione concepito nel ‘94 sia stato poi mantenuto inalterato nel tempo divenendo una realtà persino parecchi anni dopo, ne è un esempio il super revolver del cannone ad onde moventi in grado di sparare 6 colpi ripetutamente (o uno solo ma rafforzato con altrettanta potenza), tutte innovazioni queste effettivamente inserite nel film del 2009.








Progetti Preparatori per il Film







Acquarius è il mare ghiacciato lasciato dal pianeta
vaganteda cui ha preso il nome
Sebbene l’utilità di certi particolari come i settei possa risultare insignificante o addirittura inutile a chi è unicamente interessato a guardare il film, occorre comunque considerare che anche questi hanno la loro rilevanza, ne è un esempio il design dei lavori effettuati dalla Federazione dentro la massa ghiacciata lasciata da Acquarius, infatti, solo tramite quegli schizzi è possibile farsi un’idea (poiché purtroppo nel film non è stato inserito) della complessa operazione di scavi fatta all’interno del mare congelato ove sarà costruito un bacino di riparazioni per il recupero dei due tronconi spezzati dell’astronave.
Il mare ghiacciato Acquarius, è così trasformato in una nuova versione dell’asteroide Icarus in cui la Yamato era stata riposta nel film. cinematografico Per Sempre del 1980.
Decisamente scartata, nonostante i settei molto accurati, l’ipotesi di trasformare in un ricognitore mobile, la cupola posta sulla prua della nave. (che nella serie III era servita per custodire il cosmo riduttore molecolare).
progetto iniziale dell'interno dell'ipogeo ghiacciato
lasciato da Acquarius in prossimità della Terra
I progetti illustrati nella foto in basso, espongono in maniera dettagliata la funzione e la conformazione interna del nuovo apparecchio; un progetto interessante ma non impiegato poiché al posto della nuova navicella è stata ponderata un’altra tipologia di mezzi: lo Shinano, una navetta che esce dalla parte inferiore dello scafo della Yamato carica di missili ad energia a onde moventi, ma dal momento che lo Shinano è esploso a ridosso della Fortezza Maya del SUS, l’idea di reinserire la pianificazione originaria della cupola mobile ora è più fattibile che mai .
Oltre al design del nuovo aereo, nel documentario vi sono anche illustrazioni per eventuali modifiche da apportare all’astronave, una prima valutazione era di conferire un mecha design più slanciato e aerodinamico alla nave, che in alcune bozze appariva persino più lunga e sottile, mentre in altre la si proponeva in maniera opposta; più massiccia, più grande e sicuramente più ingombrante.
Questa seconda ipotesi, poi scartata, non manca però di affascinare per via delle molteplici potenzialità che avrebbe concesso all’anime: maggior spazio significa più armi, più innovazioni da poter inserire all’interno della struttura e una gestione ben più ampia del potenziale in combattimento.



Un'altra visione interessante di un nuovo tipo di aereo che sostituisse il Cosmo Hound, ci è data da questa illustrazione molto particolare (immagine a sinistra) nella quale possiamo vedere il ponte n 3 trasformato in un mezzo volante a se stante, mentre distaccandosi dal resto della nave inizia ad operare in modo del tutto indipendente dal resto della Yamato; un'idea alquanto attraente che non avrebbe certo mancato di affascinare gli spettatori.
Non sappiamo se questa trovata sia stata mai ipotizzata e valutata dai membri dello staff della W.C.C, tuttavia essa avrebbe rappresentato un'autentica innovazione al design classico della Yamato.
Oltre al velivolo indipendente, era ipotizzata anche l’eventualità di collocare sotto la prua, accanto al ponte n 3, una batteria ausiliaria di cannoni, una nota distintiva interessante che fino ad allora era stata esclusivamente un privilegio dell’Alkadia di Capitan Harlock, prerogativa di cui lo stesso Matsumoto si sarebbe riserbato di riprendere in Great Yamato (manga) e Dai Yamato 0 Go (anime).
Sebbene questa intrigante modifica non sia stata poi inserita nel film, a far sobbalzare dalla poltrona lo spettatore, resta il progetto del nuovo cosmo zero di Wildstar, un aeroplano assolutamente innovativo se paragonato al (seppur bello) precedente, nulla del progetto iniziale lasciava prevedere una tale innovazione al caccia del capitano, l’aereo, infatti, esce dal sollevatore con le ali reclinate verso l’alto per drizzarle poi al momento del decollo. (foto sotto)


Il Cosmo Zero di Wildstar-Kodai nella nuova versione 2009
Tante buone idee queste che saranno poi bloccate sino al 2004 quando ricorrendo in appello, a Nishizaki sarà concesso nuovamente di rientrare in possesso del franchise di Yamato, il tribunale di Tokyo dichiarerà infatti che il produttore possiede legalmente tutti i diritti della storia per gli anni dal 1970 al 1980, a Leiji Matsumoto sarà confermata la paternità dei personaggi e dell’ideazione di tutto il mecha design impiegato nella serie. A nessuno dei due invece sarà concesso il diritto del copyright sul nome "Yamato” in quanto questa è una denominazione storica e di uso comune.

progetti preparatori per
il "velivolo a cupola"
Nel mese di luglio, 2004 (quando Dai Yamato Zero Go di Matsumoto è distribuito sul mercato) Nishizaki e la Tohokushinsha (che poi curerà anche la distribuzione nelle sale), ipotizzano quindi di rendere concreta l’effettiva rinascita di Yamato. Il nuovo film della Resurrezione ha il titolo provvisorio di Uchuu Senkan Yamato New Edition, ma la notizia sarà rivelata soltanto nel 2006.
Dopo aver risolto le sue preoccupazioni legali e finanziarie, Nishizaki annuncia che il 31 luglio 2008 aprirà a Tokyo, nel quartiere di Nerima lo studio "Yamato" e l’apertura degli Studios, è la conferma che questa volta il lavoro semplicemente abbozzato nel 1994 diventa una realtà.
Per chi non lo sapesse, Nerima in Giappone, è il primo vero luogo di nascita dell’animazione giapponese, lì nel 1963 era stata prodotta la prima serie televisiva in bianco e nero di Astro Boy, sempre nel quartiere di Tokyo sarebbero poi nate la Toei e la Mushi Production di Tezuka, ancora a Nerima tra il 78 e l’83 erano stati disegnati (negli studi Toei) anche i film di Yamato e altri capolavori che rimangono ancora oggi nella storia dell’animazione come Nausicaa della Valle del Vento, 40 anni di animazione e di sentai che rappresentano l’orgoglio di ogni singolo appassionato (giapponese o no) di animazione nipponica.

Schema dettagliato del velivolo a "cupola"
Nel 2009, Nerima vede ora la nascita dei nuovi studios di Nishizaki, il produttore aveva scelto il quartiere più importante dell’animazione per dare vita dopo 26 anni al nuovo film della saga di Yamato-Star Blazers, ovvero: Uchuu Senkan Yamato, Fukkatsu hen-La Rinascita.

Con la nuova sede in funzione, lo Studio Yamato apre il 18 di maggio dello scorso anno, anche il sito ufficiale del film, che oltre ad annunciare ufficialmente la prima per il 12 dicembre, inserisce poco alla volta, mese dopo mese, i settei delle astronavi, i trailer della pellicola e i prodotti commerciali a essa collegati.
Nishizaki vuole ancora al suo fianco molti dei veterani che avevano lavorato alle precedenti produzioni: Toshio Masuda che negli anni a cavallo tra il 1970 e l’80 aveva diretto per lui buona parte dei vecchi lungometraggi è ora alla regia del nuovo film. Tomonori Kogawa, già conosciuto per "Super Dimension Calvario Southern Cross" e che nel 1978, (allora poco più che ventenne), aveva lavorato su Addio Yamato è ora capo animatore insieme ai veterani Kazuhiko Udagawa e Shinya Takahashi. Questi tre sono i principali membri dello staff che hanno supervisionato tutti gli altri animatori.
Alla sceneggiatura invece, oltre al super produttore, che ha curato molto della storia e seguito personalmente l’intero cast e le registrazioni vocali, troviamo anche Takashi Ishihara e Makoto Tomioka: quest’ultimo era già sceneggiatore di alcuni degli anime più famosi degli ultimi tempi come EAT-Man98, Vandread, Chrono Crusade, pokemon e molti altri.
La progettazione meccanica è affidata questa volta a Makoto Kobayashi conosciuto per uno stile artistico molto personale e ricco di dettagli. Kobayashi ha collaborato a serie televisive di grande successo come Mobile Suit Zeta Gundam, Last Exile e a produzioni cinematografiche di alto livello come Venus Wars, Steamboy e i due OAV di Super Atragon (dalle atmosfere decisamente simili a quelle di Yamato) e la decisione di scegliere Kobayashi era dettata anche dalla la sua esperienza di creatore di modelli in scala di mezzi spaziali e robot avveniristici, realizzati in alcuni casi per la vendita al pubblico.









Una Nuova Era







Anche se molti veterani dei bei tempi andati erano stati chiamati di nuovo al lavoro per realizzare il film, due di essi erano purtroppo assenti, la scomparsa dei compianti Miyagawa e Haneda aveva lasciato un vuoto incolmabile nei cuori dei colleghi, ma la loro presenza è percepita fortemente all’interno degli studios, poiché molto del loro lavoro, rimasto ancora inutilizzato, è stato ora selezionato per il film, a queste partiture originali, in parte riprese e modificate, è accostato anche da alcune partiture di grandi musicisti del passato come Mozart, Chopin e Grieg.
L’inizio dei lavori per la produzione del lungometraggio inizia circa 18 mesi prima della distribuzione e questa volta le cose sono state fatte con la dovuta calma, i tempi strettissimi e gli errori di valutazioni fatti con Final Yamato sono stati tenuti alla larga. Per il film sono stati coinvolti 900 addetti nella produzione per le scene di animazione: ben 1850 di cui oltre 700 in 3d.
Nishizaki afferma che questa è l'era della CG e che ora è giunto anche per Yamato il tempo di entrare a far parte di questa nuova epoca, così nelle scene di battaglia, tutte le astronavi, (compresa la Yamato) sono realizzate CG, è la prima volta che la Yamato classica è disegnata con il computer (Dai Yamato Zero Go, è stata invece la prima).
Bisogna ammettere che è facile storcere il naso quando si parla di computer grafica se la s’immette in un cartone classico-vecchio stile come Star Blazers, chi scrive è stato uno dei primi (da fan..ovviamente..) a criticare aspramente questa scelta del produttore, ma ora dopo aver valutato il prodotto finale, può dire che il risultato è davvero buono.
La Rinascita è il primo film della saga a combinare animazione 2D con quella 3D, una tendenza che è usata spesso nella moderna SF di animazione come Acquarion, Burst Angel, Vandread, Xenosaga: The Animation, questi alcuni degli esempi che tornano più facilmente alla mente.
Naturalmente il character design dei personaggi del film è rimasto quello tradizionale (fatto a mano), gli esterni delle navi e le sequenze dei combattenti sono invece realizzati in 3D con l'eccezione della scena del flashback in cui la Yamato si trovava di fronte ad Acquarius 17 anni prima (scena ripresa, infatti, dall’originale "Final Yamato").

Nuovi e vecchi membri dell'equipaggio

In attesa del debutto al cinema, il canale satellitare Family Gekiba aveva trasmesso le repliche delle tre serie televisive e dei lungometraggi animati, successivamente sullo stesso network e su History Channel vennero proposti due documentari che commemoravano ed esploravano i primi 35 anni della produzione della saga. La visone del documentario è disponibile anche su Youtube.
Il 28 Novembre 2009 infine in un’anteprima a Tokyo, il film della Rinascita è finalmente presentato nella sua durata ufficiale di 2 ore 13 minuti a 4000 fortunati spettatori cui è chiesto di scegliere tra i due finali alternativi quale sarebbe diventato quello ufficiale, in pratica è come se si fosse chiesto al pubblico: “volete che Yamato prosegua dopo questo film oppure no?”
La risposta dei fans è stata positiva e a quanto sembra, vi sarà presto una seconda e probabilmente una terza parte, ma tutto questo dipenderà naturalmente dai risultai che otterranno il primo e il secondo capitolo, Nishizaki però ha ammesso che se anche il pubblico avesse scelto il peggiore dei due finali, la seconda parte si sarebbe fatta ugualmente perché l'equipaggio non sarebbe morto, soprattutto Wildstar, più vivo che mai, avrebbe continuato a combattere questa battaglia, perché con lui al comando della Yamato, ciò che sarebbe rimasto del genere umano (i profughi dell’esodo), avrebbe avuto ancora una nuova possibilità di continuare ad esistere.
Fortunatamente Nishizaki ammette che Yamato senza Wildstar-Kodai non sarebbe più Yamato e chi scrive è d’accordo con lui. (peccato però che non se lo fosse ricordato prima di creare Yamato 2520).
Conclusa per ora questa analisi del film, è opportuno stenderne un'altra più approfondita sui protagonisti storici della saga, che ritornano sullo schermo dopo 17 anni certamente più maturi e trasformati, a cominciare proprio dal capitano Susumu Kodai.

Il trentottenne comandante della Yuki è ora più adulto ma più taciturno e solitario, questa nuova psicologia adottata per il personaggio resta comunque in netto contrasto con quella sprezzante e attaccabrighe della prima serie tv.
Nishizaki dice che questa graduale alterazione della personalità di Kodai è la conseguenza di tutti gli avvenimenti di cui il protagonista è stato testimone, e in effetti dal primo viaggio a Iscandar, di avvenimenti tragici nella sua vita ve ne sono stati molti, tanti quanti ne ha vissuti tutto il genere umano.
Nell’anno 2220 quindi è come se negli occhi malinconici e colmi di tristezza di Kodai si riversassero tutte le inquietudini e le afflizioni provate dall’intera umanità a causa di questa nuova gravissima crisi.
Da aggiungere e non sottovalutare anche il progressivo allontanamento dalla moglie e dal difficile rapporto con la figlia adolescente, un legame questo che è andato via via sgretolandosi con il trascorrere degli eventi. Nishizaki non ha spiegato chiaramente l’origine di tale contrasto affettivo, ma è chiaro però che molti dei misteri che avvolgono il teso rapporto padre-figlia e il repentino allontanamento di Yuki saranno distesi nei successivi due capitoli della Rinascita.

Questo Kodai grave e taciturno, dal carattere cupo e inflessibile che ci regala Nishizaki, non manca in un certo senso di affascinarci, finalmente il protagonista ha raggiunto quella sorta di status mentoniero e riflessivo cui si aspirava arrivasse sin dall’inizio della saga, fortunatamente però non è stato privato di quegli impulsi di indulgenza e di umano altruismo che lo hanno sempre contraddistinto dagli altri comprimari della serie.
Il colpo di testa che lo indurrà ad abbandonare per un momento il comando della nave per correre in aiuto della figlia ne è la dimostrazione, questo gesto farà finalmente capire alla giovane Miyuki che il padre non vive solo in funzione della sua adorata Yamato, (che ha abbandonato per correre da lei), ma che in verità lui è un uomo generoso sino allo stremo, un essere umano capace di anteporre il bene altrui al proprio personale.
Questo è in effetti il messaggio che Nishizaki vuole comunicare e che ha sempre tentato di inculcare al suo pubblico, ovvero che un essere umano può definirsi tale solo se almeno, per una volta nella vita, riesce ad anteporre il bene degli altri al proprio.
Chi ha buona memoria ricorderà il messaggio comparso sullo schermo alla fine di Addio Yamato: "Possiamo essere felici, solo quando rendiamo felici gli altri".







Yamato La Rinascita. La Trama del Film







Titolo originale Uchū Senkan Yamato: Fukkatsuhen
 StudioYamato/Enagio
1ª proiezione 12 dicembre 2009
Durata 135 minuti 






Siamo nell'anno 2220. Sono passati 17 anni da quando la Corazzata Spaziale Yamato è affondata nel mare di Acquarius. Kodai Susumu e Yuki Mori hanno avuto una bimba (oggi adolescente) a cui è stato dato il nome di Miyuki. Shiro Sanada è diventato il nuovo comandante della difesa terreste sostituendo l'anziano Generale Todo. Il dottor Sado e Analyzer ora sono volontari in una clinica per animali in una zona dell'Africa chiamata Field Park con la giovane Miyuki innamorata della natura. Di Ayhara, Nambu, Ota, Yamazaki, Kato e degli altri Guerrieri delle Stelle non sappiamo nulla, l'unica cosa di cui siamo certi è che il sistema solare è nuovamente in pericolo: un gigantesco buco nero proveniente dall'immenso spazio, viaggia in direzione della Terra.
In un sistma stellare a circa 20.000 anni luce dalla nostra galassia, la prima flotta dell’esodo inviata dalla Federazione Terrestre è in viaggio verso Amal, alla testa dell’armata navale vi è la super nave ammiraglia Blue Noah, ai versanti centinaia di incrociatori predisposti per la scorta armata e al centro decine di gigantesche astronavi da carico che trasportano il primo convoglio di emigrazione verso Amal.
Durante il tragitto, il capitano della Blue Noah riceve una segnalazione di emergenza: navi aliene non identificate sono in arrivo dritto di prua: 900 a una prima stima. Attaccano senza preavviso; la Blue Noah è la prima a rispondere al fuoco, molte navi della flotta sconosciuta sono distrutte, ma altre continuano ad arrivare, il conflitto è impari, e presto le astronavi da battaglia terrestri sono sconfitte, chi ha la peggio però sono i vascelli dell’emigrazione, che disarmati, sono letteralmente invasi dalle navi rosso incandescente del nemico che sono in grado di immergersi direttamente nei loro scafi e da li esplodere dall'interno. (un po’ come i missili ad attività iper radioattiva)


Il capitano Yuki Kodai, (il primo capitano donna della flotta terrestre e protagonita della serie classica) comandante di una Super Andromeda in grave difficoltà, ordina di eseguire il warp, ma il ponte prende un colpo diretto e il suo cappello rimasto a terra, è l’unica traccia che resta di lei. Non è chiaro se il suo corpo si sia smaterializzato penetrando così in un’altra dimensione o se invece è rimasto semplicemente carbonizzato.
La sequenza del film si sposta in un bacino di approvvigionamento posto in orbita su di un pianeta remoto. In quel momento il barbuto capitano della navetta da trasporto denominata Yuki, riceve insieme al carico anche una lettera. L’uomo rientra nella sua cabina, sulla libreria dell’abitacolo si trova una sua foto con la moglie e la figlia in tempi più felici.

Nel ritratto il comandante ha una mano appoggiata sulla spalla della ragazza, (a dimostrazione forse che qualcosa ora è cambiato). La lettera è di sua moglie, la donna gli scrive rassicurandolo, che, anche se guidare una nave da carico può non sembrare così importante come comandare la Yamato, resta tuttavia un compito dignitoso. Sì, il capitano trentottenne con la barba nera è Susumu Kodai (Derek Wildstar). Non è chiaro per quale ragione egli sia al comando di una semplice nave da trasporto e non su una nave da battaglia o altro.
Un segnale di allarme distoglie Kodai dai suoi pensieri richiamandolo sul ponte, è appena arrivato un segnale di soccorso dalla flotta di emigrazione. Ripreso il comando, Kodai dirige la navetta verso la fonte del segnale di SOS. Insieme con lui, sulla Yuki, vi sono il vice-capitano Kosaku Omura e il tuttofare Yoichi Sakurai. La nave entra in curvatura rimaterializzandosi vicino ai rottami della Blue Noah.
La Yuki attracca in prossimità dell’ammiraglia. Kodai e i suoi salgono a bordo in cerca di superstiti e trovano Satoru Kamijo, addetto alle armi sulla Blue Noah e unico sopravvissuto alla strage. Kodai e il suo equipaggio prestandogli i primi soccorsi ascoltano la sua storia, quando in quel momento il settore subisce un secondo attacco. Ora è la Yuki il bersaglio del nemico, ma la piccola nave non è in grado di difendersi. Kodai assume il comando della malconcia Blue Noah con Sakurai e Omura.
Anche se ferito a un braccio, Kamijo occupa il suo posto alla posizione delle armi. Il giovane vorrebbe fare immediatamente fuoco su di loro, ma è Kodai a trattenerlo, la Blue Noah ha l’energia sufficiente per sparare un solo colpo, quindi la cautela è d’obbligo. Al momento più opportuno, con una brillante strategia e una tempistica precisa, Kodai salva la situazione. Kamijo ora riconosce nell’uomo davanti a se il leggendario capitano della Yamato.
Al quartier generale della Federazione Terrestre intanto è presentata una relazione sul massiccio attacco perpetrato ai danni della prima flotta di emigrazione. Jirou Shima (fratello di Daisuke Shima [Mark Venture]) insieme a Sanada, (Sandor) ora comandante della Flotta di difesa Terrestre, discutono della questione. Kodai, Sakurai, Omura e Kamijo intanto con la Yuki sono in rotta verso la Terra. Avvicinandosi al pianeta, la navetta da trasporto passa accanto ad una distesa di ghiaccio brillante: quello che vedono è ciiò che resta del mare lasciato dal passaggio di Acquarius. Sepolta nelle viscere del ghiaccio vi sono i ricordi di una vita ormai lontana.

Rasatosi finalmente la barba, Kodai s’incontra con Sanada, da quell’incontro apprendiamo come il buco nero avvistato all'inizio del film era già stato rilevato alcuni anni prima e di come l’umanità nel frattempo avesse stipulato un accordo con la civiltà del pianeta Amal, un sistema planetario nella costellazione del Sagittario, sito a 27.000 anni luce dalla Terra.
Ad Amal i terrestri avevano chiesto asilo per sfuggire alla condanna che presto si sarebbe abbattuta sul sistema solare. I loro abitanti avevano accettato di accogliere i profughi terrestri a patto però che questi venissero in pace e non a prendere possesso del pianeta. La Federazione terrestre organizza quindi una prima flotta di 300 milioni di emigranti; centinaia di astronavi da trasporto in quel periodo sono state costruite per far fronte all’imminente evacuazione della Terra. I vascelli distrutti dal nemico misterioso erano per l’appunto quelli della prima flotta di evacuazione. Quella sera Susumu chiuso nel suo dolore ritorna a casa e guardando dal terrazzo verso il cielo notturno (probabilmente verso il mare di Acquarius) sente arrivare a casa Miyuki. Padre e figlia non si vedono da tre lunghi anni.
La distanza tra loro è resa immediatamente evidente dall'espressione fredda e rigida che la ragazza mostra verso il padre. Lei sa di sua madre. Ci si aspetta uno sguardo colmo di tristezza o un pianto liberatorio tra le braccia del padre ma nulla da lei, e lui non insiste. Miyuki e Kodai parlano del loro reciproco dolore come se fossero due estranei e non come padre e figlia. In quel momento il capitano della Yuki è richiamato al quartier generale. Miyuki non ne è sorpresa o turbata, sa che lei e suo padre viaggiano su due binari diametralmente opposti, nella vita come nel lavoro. Brutte notizie arrivano al quartier generale, anche la seconda flotta di emigrazione è stata attaccata, travolta e distrutta da tre tipologie differenti di astronavi con altrettante diverse combinazioni di colori: rosso, verde e blu.
Nell’attacco alla prima flotta non vi erano traccie di una simile classificazione di colori, il che significa che la Terra è osteggiata da almeno quattro nuovi nemici. A Sanada ora spetta il compito di elaborare efficaci contromisure per debellare quest’altra minaccia, per lui è imperativo realizzare la terza flotta di emigrazione se si vuole preservare il genere umano dall’estinzione. Sanada e Jirou chiedono a Kodai di assumere il comando della terza flotta. Questa crisi richiede un leader con esperienza.
Al capitano spetterebbe quindi un compito immane: scortare i convogli della terza flotta e contemporaneamente sbaragliare il nemico misterioso che tenta di frenare l’esodo. Senza esitare Kodai accetta la promozione, e sorpreso, apprende da Sanada che il nome della sua nuova astronave è Yamato. Ebbene sì, la Yamato è stata ricostruita e lo sta aspettando.

Insieme allo stesso Sanada, Kodai sbarca al molo di Acquarius in una navetta di piccole dimensioni. Lì, in quel freddo pezzo di ghiaccio che trattiene i ricordi, è ormeggiata la Yamato. E’ la prima volta che lui la rivede dopo 17 anni. Il capitano guarda la gigantesca nave che in bacino di carenaggio attende di essere risvegliata, lui la onora richiamando la classica posa di saluto dei Guerrieri delle Stelle, poi da solo sale sul ponte di comando. L'effigie del capitano Okita (Avatar) è stata riposta nella sua vecchia posizione.
Kodai osserva che il ponte è stato ristrutturato, ma il layout di base è rimasto sempre lo stesso. Sedutosi per la prima volta sulla poltrona del capitano fa il voto solenne di non abbandonare la speranza per la vita di sua moglie, non crede che lei sia morta, lo spazio è vasto, e lui sarebbe pronto a scendere fino in fondo all’Inferno per ritrovarla, ma ora un compito ben più gravoso deve avere la precedenza sui sentimenti personali: a lui spetta il compito di salvare innanzitutto la razza umana.
Inizia così prima della partenza, un’ispezione completa della “nuova” nave a cominciare dalla sala macchine dove Kodai è accusato di tradimento dal turbolento pilota di astrocaccia: Jun Kobayashi, che impugnando una chiave a tubo lo accusa di essere una spia. Chi lo mette a tacere è il nuovo ingegnere, Tasuke Tokugawa, figlio di Hikozaemon Tokugawa il primo ingegnere capo della nave, ora meno imbranato e certamente più maturo. Tokugawa ha sostituito Yamazaki come ufficiale responsabile della sala macchine. Kodai è entusiasta di rivederlo dopo tanto tempo.
MentreTasuke mostra orgoglioso il nuovo motore al capitano, Kodai fa anche la conoscenza dei due gemelli So e Sho, gli assistenti dell'ingenere. Nel giro d'ispezione, Tokugawa mostra al capitano una cosa incredibile; un revolver gigantesco a sei cilindri, questa è la nuova versione del cannone ad onde moventi; ed ecco la vera innovazione apportata alla struttura dell’astronave: la Yamato è in grado di sparare dalla bocca del cannone ad onde moventi sei colpi a ripetizione esattamente come un comune revolver, ma non è tutto, condensando tutta la potenza dell’astronave, è possibile convogliare l’energia di sei colpi in uno solo: uno solo moltiplicato per 6.

Kodai si dirige verso la parte inferiore dell’astronave raggiungendo una nuova sezione: il centro di navigazione. Esso è stato collocato nel ponte numero tre, che ora ha la corazzza di colore blu per via del suo ruolo di maggior rilievo, tale struttura ha bisogno dello stesso rivestimento protettivo dello scafo superiore. Anche Sakurai è lì e il capitano incontra anche la bella Maho Orihara, il genio responsabile del “supercervello” della Yamato.
L'equipaggio si riunisce sul primo ponte. Kamijo è stato assegnato alla posizione di combattimento, a lui spetta il compito di usare il cannone ad onde moventi, che nella nuova versione, ha il grilletto che fuoriesce dal pannello della postazione.
La terza flotta di emigrazione è pronta a lasciare la Terra, mentre le forze di difesa terrestre inviano dalla base lunare nuove astronavi predisposte alla difesa. Come per il convoglio precedente, anche questo è una mescolanza di navi da guerra e convogli di emigranti.

Sul ponte principale della Yamato, Maho è pronta per discendere dalla sua postazione sino al terzo ponte. L’ambiente ultrasofisticato è interamente composto di donne (vestite come la vecchia uniforme dorata di Yuki, mentre Maho ha il tipo bianco visto in Battaglia Finale) ed è in sostanza una sfera gigante che visualizza i dati olografici, è dotato di un immenso pannello video su cui sono visibili mappe stellari e immagini tridimensionali a lungo raggio dello spazio profondo. Gli ultimi controlli prima del decollo sono eseguiti, dal radar alle batterie, al motore, tutto è scrupolosamente verificato e testato. La Yamato è pronta a rivedere l’universo dopo 17 anni d’inattività. L’enorme sollevatore in cui è riposta la nave inizia la sua salita verso la superficie di quello che anni prima era stato il mare galleggiante di Acquarius.
I motori ausiliari e poi quello principale sono accesi e Kodai pronuncia quelle parole che non ha più detto da 17 anni (e che forse non vedeva l’ora di dire..), “Yamato, Decollo!" La nuova versione rock della sigla esplode prepotente sullo schermo, mentre la Yamato liberata per sempre dal suo ipogeo ghiacciato, decolla impetuosa per raggiungere il terzo contingente di emigrazione. Dal quartier generale, Sanada saluta il lancio della Yamato e delle navi da carico e sorride. Ora le cose stanno per cambiare. Mancano meno di 90 giorni all’arrivo buco nero.
La scena si sposta ora nella sala riunioni della Yamato, dove Sakurai espone la missione. Le frecce sullo schermo indicano il percorso della flotta e quello del buco nero in arrivo nel sistema solare. La nave sta uscendo dal centro della galassia per dirigersi verso un'altra parte, verso il sistema stellare di Amal a 27.000 anni luce dalla Terra.

La scena del film si sposta fino al lato opposto della Galassia. In una fortezza spaziale dalle dimensioni colossali è tenuto un raduno con gli esponenti di una misteriosa confederazione di pianeti: il SUS. Ci sono dieci sedie intorno a un tavolo, tutti occupati da esseri umani o simili. Solo cinque di queste nazioni prendono parte al meeting: Amal, Etos, Fridei, Beldel e il SUS rappresentato nella persona del crudele Governatore generale Metsler, una figura imponente alta più di 4 metri. Metsler mostra alcuni filmati (accuratamente manipolati) della battaglia tra la flotta di difesa terrestre che scortava il primo esodo e quella del SUS, le immagini contraffatte fanno apparire i terrestri come un branco di animali senza scrupoli che si accaniscono spietatamente contro le navi del SUS. A detta di Metsler, i terrestri non hanno onore e uccidono senza preavviso: una minaccia questa da eliminare immediatamente. Il piano di Metsler sembra ovvio, il SUS non vuole che i terrestri se insedino nel sistema di Amal. Il consiglio presta ascolto a Metsler, e al generale Gorui della flotta Etos è trasmesso l’ordine di intercettare e distruggere la flotta terrestre prima che entri nello spazio gestito dalla confederazione. Anche se scettico e insospettito, Gorui accetta la missione.
Ritorniamo alla Yamato. La flotta è in prossimità di un buco nero di nome BH-199. Maho lancia alcune sonde per analizzare la sua struttura e il flusso di dati permette di visualizzare ciò cui si stanno preparando a eseguire i terrestri. Quanto sta per avvenire ha dell’incredibile: tutta la flotta si è disposta al margine del BH199, per ottenere quello che nel campo scientifico viene comunemente denominato: fionda gravitazionale.


Fionda gravitazionale è il nome solitamente utilizzato per descrivere l’utilizzo della forza di gravità di un pianeta o di buco nero necessario per alterare il percorso e la velocità delle fortezze spaziali. Il modo più semplice per far viaggiare una nave spaziale da un pianeta ad un altro è quello di lanciarla (come se fosse un sasso messo dentro l’elastico di una fionda) nel momento adeguato sfruttando la gravità del BH-199. Per ottenere l'effetto fionda, il veicolo spaziale deve effettuare un ravvicinato fly-by del margine del buco nero che conferisce una velocità di 29.000km/s a tutte le fortezze ad esso accostate, una spinta a dir poco inimmaginabile.

Utilizzando i motori vicino al pericentro dell'orbita, le fortezze raggiungeranno la massima velocità penetrando in warp, quella della gravità del buco nero farà il resto.




Questo permetterà alle navi dell’emigrazione di spostarsi nello spazio molto più avanti di quanto non avrebbero fatto con le proprie forze (chi è stato attento alla Serie III, ricorderà che l’autonomia delle astronavi da carico è inferiore ai 15.000 anni luce, ora questo limite grazie a questa nuova metodologia (non dimostrata è stato superato). La flotta del Generale Gorui sopraggiunta nel frattempo nelle vicinanze del BH199 guarda la prima ondata di navi dell’emigrazione superare con successo la tempesta del buco nero, allora decide di avvicinarsi per intercettarle, mentre Kodai vede sopraggiungere tre flotte istoriate da altrettanti colori. Le navi appartenenti a Gorui sono blu, quelle di Beldel sono verdi, le navi di Fridei sono rosse. In quest’attacco non sono presenti quelle appartenenti al SUS che attaccarono la prima flotta, ma il loro ritorno è assicurato.

La Yamato è la prima ad aprire il fuoco mentre dall’hangar sono lanciati i nuovi Cosmo Pulsar. Il nemico scatena sulla Yamato e sulla flotta di difesa tutto il suo arsenale di armi ottenendo in cambio lo stesso favore. Quando una pioggia incredibile di missili sta per colpirla, la Yamato lancia una nuova arma dalla prua: missili che creano un’enorme barriera di energia che blocca tempestivamente qualsiasi arma convenzionale.

Gorui guarda con interesse lo svolgersi della battaglia e la sua attenzione è tutta concentrata sulla Yamato. Da lontano però, il Generale di Etos, è tenuto d’occhio da Barlsman, comandante in capo del SUS. Barlsman sa che Gorui non sta facendo sul serio con la flotta terrestre ed è sospettoso.
Sul ponte di comando, Kamijo insiste affinché sia usato il cannone ad onde moventi per mettere fine alla battaglia, ma Kodai lo mette a tacere con uno sberlone; in primo luogo, solo il capitano può autorizzare l’ordine per l’uso del cannone, e in secondo luogo, usare il cannone ad onde sottrarrebbe troppa energia all’astronave il che diminuirebbe la sua potenzialità di offensiva e di manovra. Osservando la battaglia, Gorui si rende conto che forse le navi della Terra non sono quelle macchine sanguinarie descritte da Metsler durante il consiglio interplanetario, a convincerlo è la Yamato stessa. che si pone deliberatamente in pericolo facendo da scudo ad una nave dell’emigrazione bersagliata dai missili.
Gorui non ha dubbi: questo non è il comportamento da assassini.
Barlsman contatta Gorui ordinandogli di unirsi al massacro. Gorui risponde con sicurezza che il senso dell’onore di Etos gli proibisce di attaccare persone innocenti. Sogghignando Barlsman ricorda a Gorui che il SUS potrebbe facilmente spazzare via tutto il suo pianeta. Gorui sorride a sua volta, ora comprende finalmente la verità, questa minaccia non avrebbe potuto essere una prova più evidente del complotto ordito ai danni di Amal e della Terra, convintosi, Gorui ordina il cessate il fuoco e mentre i Cosmo Pulsar tornano sulla Yamato, il generale di Ethos apre le comunicazioni con Kodai. Gli spiega che la delegazione di Etos era stata ingannata dal SUS (la prima volta Kodai sente parlare di loro) quindi alle navi della Terra sarà ora permesso di andare in pace verso Amal.

Arrivata finalmente su Amal, la Yamato ammara nel mare in prossimità della capitale, dove è acclamata dalla gente della Terra giunta prima di lei. Kodai incontra un ufficiale della difesa terrestre ed è scortato al relitto di una Super Andromeda, la nave comandata da Yuki. La nave è in gravissime condizioni, ma della donna non vi è traccia; di lei è ritrovato solo il suo cappello di capitano.

Maho, Sakurai e Kamijo intanto guardano lo splendido tramonto di Amal, ma tutto quello che possono fare è piangere la perdita del proprio mondo. Kodai fa rapporto del suo arrivo a Sanada. Anche il dottor Sado e Analyzer in Africa apprendono la buona notizia e la riferiscono a Miyuki, ma lei è indifferente a tutte le questioni che coinvolgono il padre e Sado non riesce a convincerla che Kodai ama qualcosa di più della sua preziosa Yamato.
A colloquio con la regina Iriya, il capitano la informa della sua conversazione con Gorui e su ciò che veramente si propone di realizzare il SUS. Amal aspira segretamente all'indipendenza dall’alleanza interplanetaria di cui fa parte, perchè segretamente sottomessa al SUS. Amal ha generosamente aperto le sue porte ai rifugiati della Terra, ma questo suo altruistico gesto ha portato inevitabilmente un ceppo enorme sulla sua politica. Turbato da questa notizia, Kodai si congeda venendo poco dopo tenuto sotto tiro dal Generale Pascal, fedele della regina. Pascal dice a Kodai che la presenza della Yamato su Amal rappresenta una minaccia per la pace e gli intima quindi di andarsene.

Proprio in quel preciso momento, la città è scossa da esplosioni. Il SUS ha scoperto le proprie carte e ha dato inizio a un pesante bombardamento sulla capitale.
Tornato a bordo, l’equipaggio chiede a Kodai di autorizzare un contrattacco, ma il capitano spiega che qualsiasi azione di ritorsione violerebbe il loro trattato con Amal.
L’attacco alla capitale è condotto da Metsler in persona dalla sua enorme nave ammiraglia. Il suo piano è di attaccare pesantemente Amal fino a quando la regina non respingerà i profughi della Terra. Ma il suo vile gesto non è tollerato dal Generale Gorui che giunto su Amal chiede di sapere perché il SUS sta attaccando dei civili innocenti.
Metsler ordina a Gorui di fare marcia indietro, ma il generale risponde che la sua coscienza glielo impedisce. L’intero equipaggio è d'accordo con lui che la morte è meglio del disonore, quindi sferra un attacco suicida alla nave di Metsler. Kodai ha assistito a tutta la battaglia, e guardando la cupola della città in fiamme in quel momento si chiede: "Che cosa farebbe Yuki?" Susumu ode dentro il suo cuore la voce della moglie che gli da l’unico consiglio possibile. Il capitano della Yamato chiama la regina e le riferisce la sua intenzione di vendicarsi. In pagamento per aver violato il trattato, Kodai accetta di fare della Yamato e del suo equipaggio gli esuli da Amal.

La nave lascerà il pianeta per non farvi più ritorno. In sostanza: anche se l’esodo totale della Terra andasse a buon fine, alla Yamato non sarebbe più permesso atterrare sul pianeta. Violando gli accordi, la corazzata apre il fuoco contro le forze d’invasione del SUS decollando subito dopo. Tra le lacrime, la regina Iriya ringrazia il capitano Kodai e la Yamato per questo sacrificio coraggioso.
Barlsman è infuriato e da ordine di attaccare immediatamente la Yamato. La flotta della Terra si stringe intorno alla sua ammiraglia, che in questa lotta è supportata anche dalle navi del generale Pascal che si dispongono a sostegno della battaglia contro Barlsman e Metsler. Con la flotta di Etos sconfitta restano da affrontare quella di Beldel, quella di Fridei e la gigantesca fortezza spaziale del SUS.
La roccaforte spaziale è di dimensioni spaventose, fatta a forma di piramide rovesciata è circondata da quella che appare come acqua, ma che in realtà è qualcosa d'altro. Situate intorno a questa fortezza vi sono molte colonne verticali che fuoriescono dalla struttura principale. La Yamato non attende di scoprire cosa esse siano e lancia la sua squadriglia di Cosmo Pulsar all'attacco: un'altra folle battaglia spaziale comincia. Dopo aver distrutto molte delle navi del SUS, il motore ad onde moventi inizia a perdere potenza. So, Sho e Tokugawa corrono in sala di controllo cercando di risolvere il problema fino a quando il motore non si ravviva.
Poi finalmente si intuisce ciò che sono in realtà quelle enormi colonne galleggianti: si tratta di giganteschi cannoni a fascio di neutroni, che ruotando su se stessi puntano le loro estremità in direzione della battaglia. Barlsman ordina di aprire il fuoco.
Pascal dispone le sue navi in modo da fare scudo alla Yamato, ma la sua flotta è distrutta insieme a molte delle navi alleate del SUS coinvolte nell’esplosione. La Yamato esce dalla traiettoria, ma tutte le rimanenti navi della Terra vengono spazzate via. Kodai ordina di far fuoco con tutte le armi disponibili, senza effetto però, poiché i colpi sono assorbiti dallo scudo.
Maho individua rapidamente il generatore di scudi, ma non c'è alcun modo per arrivare ad esso. Omura fa un passo in avanti e si offre volontario per avvicinarsi e attaccare il generatore dello scudo con lo Shinano. Lo Shinano non è stato ancora testato, ma Omura è disposto a pilotarlo comunque. Kodai accetta la sua offerta e lo Shinano decolla. Dalla parte inferiore della Yamato sono aperti due portelloni da cui esce una nave più piccola; lo Shinano appunto, pieno fino all'orlo di missili ad energia ad onde moventi (dello stesso tipo usato in “Yamato Per Sempre” contro Gorba).
I cannoni del SUS bersagliano lo Shinano colpendolo ripetutamente. Omura è ferito, ma continua la sua avanzata. Il lancio dei missili però non può ancora raggiungere l'obiettivo.
Una sola possibilità resta ad Omura: sacrificarsi sbattendo contro il generatore che origina lo scudo. Metsler e Barlsman non si aspettavano questo e ora sono vulnerabili, ed è il momento di approfittarne. Per infliggere il colpo di grazia alla fortezza del SUS saranno sparati 6 colpi consecutivi con il nuovo cannone ad onde moventi. Sei colonne di energia azzurra si sprigionano dalla bocca da fuoco dell’astronave che colpiscono in pieno la fortezza dalla forma di piramide invertita. Barlsman è stato ucciso nella fortezza, il suo corpo inizia a brillare poco prima della fine, mentre la fortezza affonda in quella strana fascia acquosa in cui sembra galleggiare.
La minaccia è scampata e l’equipaggio si riunisce tutto intorno a Kamijo per congratularsi con lui per la sua azione. Ma il pericolo non è finito. Maho rileva la presenza di un altro nuovo nemico. La fortezza SUS nascondeva dentro di se una nave enorme che ora lancia il suo tremendo attacco. Ma questa nuova versione della fortezza dell’Impero della Cometa è terribilmente più pericolosa di quella di Zodar, perché è in grado di scomparire nel sub spazio e riemergere improvvisamente in un punto qualsiasi della zona circostante e scatenare un violento attacco senza essere rilevata.
La massa d’acqua visibile ai lati della fortezza altro non era che la spaccatura tra le due dimensioni.
Anche se cerca di allontanarsi dal fuoco della fortezza, la Yamato è pesantemente danneggiata e la sua fine è solo questione di tempo. Seduto al suo posto però Kodai osserva in lontananza la presenza di una stella nana. Il capitano della Yamato dà ordine di dirigere diritto su di lei. Utilizzando il bagliore della stella come mimetizzazione temporanea, Kodai ordina che il cannone ad onde moventi sia acceso di nuovo. Come l’astronave di Metsler si avvicina, la Yamato spara direttamente verso la stella. Questa si espande scagliando via tutte le navi rimaste del SUS abbattendo la fortezza di Metsler, poi, altrettanto improvvisamente, la stella collassa in un altro buco nero!
La Yamato si allontana dalla zona del risucchio ed è libera. Negli istanti che precedono la morte, Metsler rivela il suo vero volto. Il suo corpo si illumina come accaduto a Barlsman, il suo aspetto ora appare come quello di un demone. La sua essenza galleggia minacciosa sulle teste dei membri del ponte iniziando a parlare con loro. Metsler spiega che è venuto in questa galassia da un'altra dimensione e che, anche se Kodai ha sconfitto il SUS, presto saranno inviati altri come lui da qualcuno molto più potente. Poco dopo Metsler scompare nel buco nero ponendo termine a questa spaventosa battaglia.
La Terra intanto è avvolta da nubi minacciose: tuoni, fulmini e pioggia ovunque. L’arrivo del Buco Nero è imminente, ha già divorato Plutone.

Uscita dalla curvatura la Yamato si ritrova presso il temutissimo Black Hole, che giunto nel sistema solare avanza prepotente contro la Terra. Maho fa una rapida analisi: il diametro della bocca del buco nero è il doppio di quello di Giove, quindi tutti i pianeti del sistema solare saranno divorati.
A Field Park in Africa, sotto una pioggia torrenziale, una navetta è pronta ad evacuare gli abitanti del parco compreso il personale medico. Miyuki implora Sado e Analyzer di salire a bordo, ma sia il dottore che il robot non si muovono: appartengono alla Terra e rimarranno con lei fino alla fine.
Prima di lasciarla andare, il dottor Sado ribadisce ancora una volta a Miyuki che il suo giudizio verso il padre è sbagliato, e che presto o tardi capirà che è l’amore per il genere umano a spingere Kodai lontano dall’affetto dei cari. La giovane rifiuta di andarsene senza di loro, allora Analyzer la solleva caricandola di peso a bordo della navetta.
Il CBH (il buco nero) ha appena oltrepassato Saturno strappando i suoi anelli. Il tempo sta per scadere.
La Yamato intanto ha raggiunto la Terra, il capitano prega tutti i membri della Federazione terreste di salire a bordo finché sono ancora in tempo.
In Africa intanto, un fulmine colpisce la navetta su cui viaggia Miyuki, che in fiamme precipita al suolo.


Sanada e Jirou Shima sono gli ultimi della base che devono salire a bordo. Sanada però non sta andando. Jirou lo comunica a Kodai che non ne è sorpreso. Ma oltre al gruppo delle forze di difesa, manca ancora quello del Field Park. Kodai decide di riprendersi la sua famiglia e decollando con il nuovo Cosmo Zero, in breve tempo trova la navetta schiantata e Miyuki. Lui le mostra il cappello a brandelli di sua madre. Per quel che lo riguarda la missione è compiuta, lui ha fatto quello che ha potuto per il genere umano, ora possono finalmente cercare Yuki insieme come padre e figlia. Miyuki guarda in profondità gli occhi di suo padre e solo allora comprende le parole che il dottore ha cercato di dirle per tutto il tempo.
Sanada si trova sotto la pioggia battente sulla collina degli eroi salutando la statua del capitano Okita, il comandante della flotta di difesa terrestre alza lo sguardo e vede la Yamato alzarsi in volo oltre le nubi e sorride, forse per l'ultima volta. Sado, Analyzer e Mi-kun condividono i ricordi di tutta una vita mentre aspettano la fine.
Mentre Kodai considera la perdita del pianeta per il quale aveva tanto lottato, sul ponte della Yamato riappare l’immagine di Metsler. Miyuki ascolta come tutti gli tutti gli altri. Metsler comunica che la dimensione dal quale proviene il suo popolo è in avanzato stato di entropia. Tutto ciò che cade in un buco nero viene trasformata in energia e quindi utilizzabile, allora chiede a Kodai se lui crede davvero che un buco nero di origine naturale sia in grado di dirigere con tanta precisione verso la Terra.
Metsler svanisce e a Kodai viene un'idea: se il buco nero è in realtà artificiale, è certamente dotato di un sistema di controllo e di una centrale di energia. Ordinando a tutti di tornare ai propri posti chiede a Maho di svolgere un’analisi completa del buco nero che è ormai in vista della Terra.
Maho individua una particolarità sconosciuta al centro del fenomeno, ed è chiaro che non si tratta di un evento naturale. Il capitano dà ordine di dirigere la prua dell’astronave dritta nella gola del buco nero e contemporaneamente dispone la rimozione dei blocchi sul cannone ad onde moventi per sparare con tutta l’energia a disposizione.
Kodai è informato che quando Sanada lo ha progettato, ha incluso una funzione di sicurezza per impedire a tutte e sei le cartucce di sparare contemporaneamente. Se il congegno è rimosso, la pistola sarà sei volte più potente, ciò però potrebbe distruggere l'intera nave, ma l’opportunità di salvare la Terra è molto più importante che salvare se stessi. Addentratasi all’interno del CBH, che tutti sperano sia artificiale, la Yamato è violentemente scossa dai detriti e dalla forza di trazione dalle gigantesche pareti del buco nero, il terzo ponte è il primo a farne le spese rimanendo pesantemente danneggiato; la sua armatura è strappata, esponendo Maho e il suo equipaggio ad un serio pericolo di morte, ma la ragazza insiste affinché la nave prosegua comunque verso il bersaglio.

Kodai assume la postazione del cannone a onde moventi e si prepara a premere il grilletto. Questo è il colpo più potente mai sparato dall’astronave.
L'impatto è vilonentissimo, ma fortunatamente il congegno, o qualunque cosa fosse quello posizionato al centro del buco nero, è distrutto e implode. Il pericolo è finito. L’equipaggio può ora allentare la tensione e festeggiare. Nel terzo ponte Maho e le e altre ragazze sono accasciate sulle loro console esposte al vuoto della corazza. Sul volto di Maho si vedono ancora Saturno, Giove, Marte e, infine, la Terra, pronta ad accogliere nuovamente a casa i suoi abitanti. Come l’astronave riprende la direzione verso la Terra, appare sullo schermo un titolo di coda inaspettato: Corazzata Spaziale Yamato capitolo della Rinascita: Fine della parte 1.
Tuttavia vi sono alcune domande che attendono una risposta. Chi dall'altra dimensione può aver ideato e inviato nel nostro universo un Buco Nero artificiale? E Yuki è davvero morta o attende in qualche parte della galassia il momento di poter riabbracciare i propri cari? e la Yamato, dovrà forse affrontare un viaggio nell' l'altra dimensione per trarre in salvo la nostra eroina? Attendiamo con ansia il capitolo 2

Nota. Questa sintesi dovrebbe rendere evidente quale dei due finali ha ottenuto il voto più altro dai fans alle proiezioni dell’anteprima. Nel finale alternativo il tentativo di distruggere il centro del buco nero, semplicemente non ha funzionato e la Terra è stata inghiottita.


Di seguito il video promozionale del film  presentato durante il Tokyo International film festival nel Maggio 2009.






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